Le rivelazioni “scottanti” di Verdini: «Vi racconto le strategie di Renzi e Alfano»

«Matteo pensava solo alle urne». In una lunga intervista al Corriere della Sera, Denis Verdini torna sulla scena e si leva qualche sassolino dalle scarpe raccontando i retroscena della nascita del governo Gentiloni. E lo fa all’indomani della condanna del Tribunale di Firenze a 9 anni per la gestione del Credito cooperativo fiorentino. «È stato Renzi a dirmi di non entrare nel governo E io l’ho fatto senza problemi. Lui voleva un governo fragile», avrebbe raccontato il leader di Ala a Maria Teresa Meli, notoriamente vicina al Nazareno. Virgolettati che però Verdini si affretta a smentire pur riconoscendo l’esattezza della ricostruzione. «L’intervista da me rilasciata al Corriere della Sera è perfetta dalla prima domanda in poi. Viceversa, i virgolettati a me attribuiti nel cappello iniziale non li ho mai pronunciati e non corrispondono al mio pensiero», specifica Verdini, smentendo dunque il passaggio fondamentale dell’articolo pubblicato dal quotidiano di via Solferino.

Verdini: Renzi pensava solo alle urne

«Quando eravamo essenziali a Renzi e alle riforme, non c’era giorno che qualche “sinistro” non se la prendesse con noi. Adesso che Renzi non è più a Palazzo Chigi, è venuto meno lo spettro Verdini. Curioso no?», si sfoga Verdini. E ricorda quando Renzi gli disse: «Mattarella mi dà le elezioni a giugno, ma era ovvio che non era così». Poi fa il punto sul naufragio della riforma elettorale:«Il Rosatellum era perfetto. Ci stava anche Pisapia. Aveva 171 voti di maggioranza al Senato, senza contare Alfano. L’avevo assicurato a Matteo, che era convinto. Poi Angelino ha fatto saltare tutto perché secondo lui non gli conveniva. Renzi a quel punto si è spostato sul tedesco pensando di ottenere le elezioni il 24 settembre». Già, le elezioni erano l’unica cosa che gli interessava – aggiunge il leader di Ala – «mentre a Berlusconi interessava e interessa solo una cosa: non fare la lista con Salvini».  La legge elettorale ora è ferma in commissione e a Renzi va bene così. «Leggo che ora vuole fare un listone da Pisapia a Calenda. Ma Calenda non lo vota, manco la madre, perché la Comencini vota a sinistra».

«Non mi confonda con Alfano»

Poi smentisce di essere contrario alla soglia del 5 per cento che spazzerebbe via i partitini come il suo. «Sbagliato – risponde alla giornalista –  anche se sostenevo il Rosatellum, ho sempre difeso il 5 per cento. Non mi confonda con Alfano: non ho nulla a che spartire con lui». Anche lei, però, come Alfano ha tradito Berlusconi per Renzi? «Alfano ha lasciato Berlusconi nel momento di massima difficoltà per tenersi la cadrega da ministro. Noi – replica alla giornalista – lo abbiamo fatto senza avere in cambio poltrone per continuare quello che Berlusconi aveva cominciato: le riforme. E poi il centro di Alfano non è il mio stesso centro». Una  vendetta dopo essere stato scaricato da Renzi? «Per essere scaricati – risponde – bisogna essere prima stati “caricati”. Cosa che a me non è mai successa…».