La vita “amara” dei locali della “Dolce vita” sotto sequestro della GdF: ecco quali

Quelle inquadrature in bianco e nero con Marcello Mastroianni a spasso per via Veneto e per i luoghi simbolo della Dolce vita felliniana, sono ormai solo un lontano e sbiadito ricordo. Un pensiero sepolto da coltri di malaffari che vede al centro delle cronache degli ultimi anni proprio rinomati ristoranti e bar in pieno centro che, oltre a beni per un valore complessivo di 30 milioni di euro, sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Roma che hanno dato esecuzione al decreto del Tribunale-Sezione specializzata misure di Prevenzione.

La GdF mette sotto sequestro storici locali della “Dolce vita”

L’operazione, emblematicamente denominata “Dolce Vita”, ha portato al sequestro di rinomati ristoranti e bar in prestigiose zone della capitale, oltre a un disco club con brand internazionale, un ipermercato, un’autorimessa, immobili, autoveicoli, beni aziendali, partecipazioni societarie e disponibilità bancarie per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore. Come fa sapere la guardia di finanza in una nota, i locali sequestrati, alcuni dei quali evocano i fasti della dolce vita romana, sono “il Cafè Veneto, di via Veneto; il Barrique, di via Cavour; lo Squisito Chalet, zona Eur; All bi one, di via Cavour, in zona Fori Imperiali; Subura Miscela e Fuoco, di via Cavour; Toy Room, disco club con brand internazionale, di via Veneto; l’attiguo Franky’s Kitchen; lo Squisito Cook, di via del Colosseo; il White Cafè, di via del Tritone; Gustando Roma, di via Cavour; Il Molo (ex Bastianelli al Molo), di Fiumicino: da oggi saranno gestiti da amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Roma”. 

L’operazione “Dolce vita” nei dettagli

L’operazione, fa sapere la guardia di finanza, “si inserisce nel contesto di una più ampia indagine coordinata dalla locale procura della Repubblica e ha consentito di individuare in Aldo Berti il reale dominus di un articolato sistema societario”. Un sistema attraverso il quale, secondo i finanzieri, l’imprenditore avrebbe “‘schermato’, nel tempo, un ingente patrimonio, del tutto sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale, frutto del reimpiego dei proventi dell’attività delittuosa e, soprattutto, di una pianificata evasione fiscale e contributiva che gli ha consentito di sottrarre al fisco e all’Inps oltre 50 milioni di euro”. Oltre a bar e ristoranti, sono stati sequestrati il “capitale sociale e l’intero patrimonio aziendale di 23 società, gran parte con sede a Roma, operanti prevalentemente nel settore della ristorazione, della somministrazione di alimenti e bevande e della grande distribuzione; quote di partecipazione al capitale di altre tre società; un ipermercato; nove unità immobiliari; un’autorimessa per parcheggio ad ore; nove veicoli e conti correnti e titoli”.