La sfida di Pisapia agita la sinistra: «No a Renzi candidato premier»

L’unico dato certo, a sinistra, è che fino a quando Matteo Renzi sarà a capo del Pd l’unità della coalizione sarà solo un miraggio. Era evidente ieri, dopo la scissione di Bersani e D’Alema, lo è ancor di più oggi con la discesa in campo di Giuliano Pisapia, su cui pure lo stesso Renzi aveva puntato per drenare consensi ai fuoriusciti.

Pisapia: «Noi alternativi al Pd»

Tutto inutile: Pisapia è della partita come leader di Campo progressista, ma non nel senso auspicato dal leader del Pd. Anzi: «Il nostro progetto – ha infatti sottolineato l’ex-sindaco di Milano in un’intervista al Qn – è autonomo da quello del Pd e in netta discontinuità con gli anomali accordi e alleanze con destra e centrodestra che il Pd ha portato avanti. Il Pd di Renzi ha l’idea della sua autosufficienza e ha ribadito più volte che il segretario eletto è il candidato premier. Non condivido la scelta, né si costruisce una coalizione con tali presupposti». Nell’immediato futuro Pisapia “vede” un sistema basato su una legge elettorale proporzionale in cui «ci saranno almeno due o tre soggetti politici diversi nel centrosinistra in una competizione leale e aperta», tra cui anche Campo progressista. «Cercheremo di attirare il maggior numeri dei consensi sul nostro progetto che è alternativo a quello del Pd», ha tenuto a precisare Pisapia.

Il 1 luglio la sinistra scissionista in piazza a Roma

Com’era prevedibile, le parole dell’ex-sindaco di Milano hanno riacceso il dibattito a sinistra in vista della manifestazione organizzata da Mdp e Campo progressista, il 1 luglio in piazza Santi Apostoli, a Roma. «Autonomi e alternativi al Pd. Giuliano dice parole di chiarezza. L’1 luglio costruiremo l’alternativa per i tanti elettori di sinistra che in questi anni avevano perso le speranze», ha chiosato su Fb il capogruppo alla Camera di Articolo 1- Mdp, Francesco Laforgia. A  rendere più esplicita la presa di distanze da Renzi provvede Gavino Angius, già capogruppo dei Ds al Senato: «Il fallimento delle politiche riformiste di questi anni è il fallimento del Pd».  Alla luce di queste parole, assumono il sapore di involontaria ironia quelle pronunciate dai microfoni di Radio Anch’io dal responsabile Enti locali del Pd, Matteo Ricci: «Lo schema su cui vogliamo lavorare a livello nazionale è lo schema da Pisapia a Tosi, perchè questo e lo schema su cui costruire un fronte riformista credibile e competitivo per le prossime elezioni». Una prece.