La provocazione di Putin: “Pronti a concedere l’asilo politico all’ex direttore Fbi”

La Russia è pronta a dare asilo all’ex capo dell’Fbi James Comey, se dovesse avere problemi con la giustizia a causa delle rivelazioni sui suoi colloqui privati con il presidente Donald Trump. Lo ha detto Vladimir Putin durante l’annuale evento televisivo in cui risponde ai cittadini. Il leader del Cremlino, riferendosi alle pressioni da parte di Trump per bloccare l’indagine sull’ex consigliere per la sicurezza Michael Flynn, ha definito “molto strano” che un dirigente dei servizi abbia registrato «un colloquio con il comandante in capo e poi tramite un amico ne trasmetta i contenuti alla stampa». E di qui ha fatto un collegamento che mette Comey sullo stesso piano di Edward Snowden, l’ex dipendente Cia all’origine dello scandalo del “datagate”, che negli Usa rischia una condanna per tradimento ed ha ricevuto asilo in Russia.

Putin: “Non siamo nemici degli Stati Uniti”

«Allora in cosa è diverso (Comey) da Edward Snowden? Allora non è un dirigente dei servizi, ma un difensore dei diritti, che difende una precisa posizione», ha detto Putin, aggiungendo, ironico: «A proposito. Se in tal senso dovesse ritrovarsi nei guai con la giustizia, noi siamo pronti a dare anche a lui asilo, questo deve saperlo». «Non consideriamo l’America un nemico», ha precisato Putin. La domanda in questione è però arrivata dagli Stati Uniti, attraverso un collegamento video, con un americano che gli ha chiesto come affrontare la “russofobia” dei suoi compatrioti. «Sappiamo che abbiamo molti amici in America», ha detto Putin, senza rispondere direttamente alla domanda. Il leader del Cremlino ha poi attribuito i problemi fra Mosca e Washington alle tensioni interne americane.

Putin sulle sanzioni possibili dal Senato Usa: “Non ci spaventano”

Putin mostra poi di non temere la possibilità di nuove sanzioni americane, per le quali è stato raggiunto un accordo al Senato di Washington. Il leader del Cremlino ha affermato che gli Stati Uniti stanno cercando di scaricare su altri paesi i loro problemi interni. Gli sforzi del Senato americano sono “privi di fondamento”, ha detto Putin, secondo il quale “niente di straordinario” è accaduto in merito alla crisi ucraina tale da giustificare nuove sanzioni. Il presidente russo ha poi aggiunto che il suo paese può convivere per decenni con le sanzioni, accusando l’occidente di averle imposte perché considera Mosca una potenza concorrente.