Ius soli, un testo arrivato in Aula che è un guazzabuglio di lacune e leggerezze

Più se ne scandagliano insidie e lacune, più emerge la pericolosamente di un testo, quello sullo  Ius Soli imposto all’Aula del Senato e arrivato, come rilevato solo poco fa dal senatore di IdeaCarlo Giovanardi, «senza nessuna discussione in commissione» e contenente «un errore ed una omissione micidiali, che contraddicono vistosamente le dichiarazioni a sostegno del Presidente del Gruppo Pd al Senato Luigi Zanda e del vice segretario del Pd e ministro Maurizio Martina».

Ius soli, il testo pressapochista e pericoloso

Un guazzabuglio di mancanze e leggerezze che, in nome di un’alchemica quanto pericolosa mistura di politically correct di stampo rigorosamente dem e pressapochismo gestionale, concederebbe la cittadinanza italiana che, guarda caso prosegue Giovanardi, «verrebbe automaticamente assegnata su richiesta di almeno uno dei genitori, se in possesso del permesso di soggiorno, anche se il bambino come spesso accade, torna al paese di origine per tutto il periodo dell’infanzia, senza nessuna possibilità di verifica della sua italianità». «Per questo – aggiunge Giovanardi – ho sempre proposto e continuo a proporre, con emendamenti già depositati in Aula, che la cittadinanza possa essere concessa al momento dell’iscrizione al primo anno della scuola dell’obbligo, naturalmente dopo una verifica della sua capacità di esprimersi nella nostra lingua».

Tulle le insidie legate alla sua possibile applicazione

Non solo: il problema è anche che, una volta sdoganato e legittimato lo Ius soli – e tutte le sue inaccettabili applicazioni – potrebbe venire meno quell’imprescindibile controllo sui flussi migratori che, nonostante tutto, ancora resiste. Per non parlare dei rischi connessi al pericolo terrorismo che, va da sé, aumenterebbe a dismisura. E allora, nelle eccezioni sollevate tra gli altri dal senatore centrista, c’è quella relativa ai «bambini non nati in Italia, ma che hanno frequentato per un ciclo di istruzione le nostre scuole, per i quali deve valere il principio di una verifica della loro volontà di diventare cittadini italiani attraverso una adesione ai nostri principi costituzionali». Rettifiche e aggiunte di fondamentale importanza – queste come altre – senza le quali si corre inevitabilmente il rischio di mandare a tutto il mondo il messaggio che basta nascere in Italia per diventare a tutti gli effetti cittadino italiano, a prescindere dalla reale permanenza nel nostro paese e della possibilità, per chi non è nato in Italia, di ottenere i diritti collegati alla cittadinanza, ma – come conclude Giovanardi – «senza accettare obblighi e doveri derivanti dalla nostra civiltà giuridica e dalla nostra Costituzione».