Islam e pubblicità: censurata la donna in costume. Al suo posto c’è una palla

Diktat coranici e potere di fotoshop: l’alchemica mistura fa sì che il lancio pubblicitario di una piscina da giardino diventi l’occasione per rivelare limiti culturali e divieti morali imprescindibili anche per manager e rockstar, grandi marche locali e griffe straniere, indifferentemente.

Una palla al posto di una donna in costume

E così, tra chi provvede ad allungare le minigonne online e chi ricopre digitalmente di petali di fiori le nudità di Cristina Aguilera e Shakira, con un occhio alla censura di corpi adamitici e di figure femminili in video e immagini, come segnala Inga Ko su Boredpanda – e come riportato da il Giornale – la regola “del coprire” e del “coprirsi” disciplina anche gli spot pubblicitari, le copertine dei dischi, le apparizioni televisive, i post social. E allora, incuriosito – e indignato? – da tanto artifizio virtuale dettato da un rigido codice etico e comportamentale, lo staff di Inga Ko ha raccolto una generosa manciata di questi esempi su Boredpanda e improvvisato una sorta di top ten dell’incredibile (ma vero). E tra le tante assurdità integraliste, una – forse anche la più recente – salta all’occhio e impazza sul web.

Tutti vestiti ammollo in piscina…

Ed è esattamente lo scatto della nuova campagna pubblicitaria della piscine da giardino made in Arabia Saudita, dove originariamente – nell’immagine prototipo poi mutuata dalla Saco, la compagnia Saudita di vendita al dettaglio, che si è scoperto poi, essere l’artefice della censura digitale – la mamma in costume e papà e figlioletti pure, tutti comodamente ammollo in acqua, invece di essere semplicemente pixelati o rivestiti di fiori, sono stati direttamente abbigliati da testa a piedi, mentre la donna, invece, direttamente sostituita da una palla. Dunque: fanno tutti il bagno coperti e sorridenti. Con buona pace del senso grottesco e delle licenze islamiche applicate al marketing…