In tv la storia dei comunisti spediti in Urss da Togliatti e tornati… anti-comunisti

Novembre 1917, Russia: i bolscevichi prendono il potere. Novembre 1987: crolla il Muro di Berlino. Quattro anni dopo, il 26 dicembre 1991, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessa di esistere. Un sogno sembra dissolversi. Il Comunismo – quello spettro che dal 1848 si aggirava per l’Europa – sembra non essere riuscito a sopravvivere. In poco più di settant’anni di storia crolla un sogno, crolla una fede che lascia profonde ferite e lacerazioni in tutti coloro che di quel sogno avevano fatto una ragione di vita. ”Sono nato comunista”, che Rai Cultura propone domani, martedì 13 giugno, alle 21.10 su Rai Storia racconta la storia di sei italiani, uomini e donne, letteralmente ”nati comunisti”: Dino Bernardini, Rossana Platone, Chiara Spano, Massimo Picchianti, Maria Rosa Cricchi e Salvatore Pepitoni. Ognuno di loro ha avuto un’infanzia ”rossa”, trascorsa in mezzo ai ritratti di Lenin e Stalin, vissuta sulle note di Katiusha e dell’Internazionale. Ai loro occhi l’Unione Sovietica era il luogo dell’utopia possibile, una terra in cui regnavano pace e giustizia sociale, in cui si era realizzato il sogno iniziato nell’Ottobre del 1917 con la Rivoluzione bolscevica. 

Dino, Rossana, Chiara, Massimo, Maria Rosa e Salvatore fecero parte di quel centinaio di studenti italiani iscritti al PCI che il partito di Togliatti inviò a studiare all’Università Statale di Mosca a partire dal 1955 fino al 1961, a gruppi di quindici all’anno. Nelle intenzioni questi giovani avrebbero dovuto formare la nuova élite del gruppo dirigenziale del partito. Di fatto molti tra loro, reduci dall’esperienza sovietica, non rinnovarono la tessera dopo aver scoperto che quel sogno era una menzogna.