Il Washington Post insiste: Trump ha ostacolato la giustizia. Impeachment?

Il Washington Post ce la sta mettendo proprio tutta per sbattere il presidente Trump fuori dalla Casa Bianca, da Washington, se possibile dagli Stati Uniti, organizzando ad ogni presunto scoop una gogna mediatica di caratura eccezionale e una sommossa d’elite strisciante quanto fastidiosamente te incisiva. Ma tant’é: e l’ultima notizia di queste ore è quella secondo cui il procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller, ha avviato un’indagine nei confronti di Donald Trump per possibile ostruzione alla giustizia nel caso delle interferenze russe nel voto del novembre scorso. A rivelarlo, come anticipato, il Washington Post, secondo cui gli investigatori capeggiati dall’ex capo dell’Fbi hanno intenzione di parlare con importanti funzionari dell’intelligence.

L’ultimo presunto scoop del Washington Post su Trump

La decisione di Mueller di indagare sulla condotta dello stesso Trump segna una svolta nell’inchiesta del FBI, finora concentrata sulla ricerca di un eventuale coordinamento tra la campagna di Trump e il Cremlino. Il procuratore speciale – scrive il Washington Post – sta ascoltando alti funzionari di intelligence nel quadro della nuova e più ampia inchiesta che ha promosso e che vedrebbe ora coinvolto Trump. Stando al quotidiano, che cita cinque persone messe a conoscenza dei fatti, tra coloro che hanno accettato di essere ascoltate – in segreto – dagli investigatori di Mueller già questa settimana figurano Daniel Coats, attuale direttore dell’NSA, l’ammiraglio Mike Rogers, capo della National Security Agency, e il suo ex numero due, che da poco ha lasciato l’incarico, Richard Ledgett. Non si sa quante altre persone siano state già ascoltate dall’FBI.

Washington Post: il presidente indagato per ostacolo alla giustizia

E ancora: secondo le fonti citate dal Washington Post, Coats, Rogers e Ledgett testimonieranno a titolo volontario. Quello che non appare chiaro è se descriveranno nel dettaglio le loro conversazioni con Trump ed altri alti funzionari o riceveranno indicazioni dalla Casa Bianca per ricorrere all’Executive privilege, anche se difficilmente – commenta il giornale – la Casa Bianca potrà servirsene per bloccare le loro dichiarazioni: durante lo scandalo Watergate, ricorda il Washington Post, la Corte Suprema stabilì che il diritto del presidente e di altre alte cariche dell’esecutivo di non rivelare determinate informazioni non può essere usato in caso di inchieste penali. L’indagine per ostruzione alla giustizia a carico del presidente sarebbe iniziata – rende noto il quotidiano statunitense – pochi giorni dopo il licenziamento di Comey il 9 maggio scorso. Ad occuparsene è poi passato il procuratore speciale.

Una fuga di notizie oltraggiosa

Una fuga di notizie oltraggiosa e – sembrerebbe – organizzata a orologeria, che ha indotto Mark Corallo, portavoce del legale di Donald Trump, Mark Kasowitz, a reagire indignato e indispettito alla diffusione della notizia di un’inchiesta per ostruzione alla giustizia a carico del presidente. «La fuga di notizie del Fbi riguardante il presidente è oltraggiosa, non scusabile ed illegale», ha dichiarato Corallo. Intanto Trump, sulla cui testa incombono strali sempre più minacciosamente faziosi, ieri sera si è recato al MedStar Washington Hospital center, per fare visita al deputato repubblicano Steve Scalise, ferito ieri dai colpi d’arma da fuoco sparati da James Hodgkinson. Il presidente era accompagnato dalla moglie Melania e dal suo medico personale, Ronny Jackson: insieme hanno parlato con i dottori che stanno seguendo Scalise e con la moglie del deputato, Jennifer. Scalise, che Trump ha definito «un amico ed un patriota», è già stato sottoposto ieri ad un intervento chirurgico, ma nelle prossime ore dovrà essere operato nuovamente, a seguito delle ferite riportate nell’attacco.