Il velenoso addio di Alfano a Renzi: «Ci chiese di far cadere Gentiloni»

Alla fine anche Angelino Alfano si arrende allo sbarramento del 5%, ma annunciando di «accettare la sfida» assesta un colpo di coda piuttosto violento a Matteo Renzi. Scatenando un putiferio sul segretario Pd. Renzi, è la rivelazione fatta dai centristi, avrebbe proposto uno scambio sulla legge elettorale: se avessero fatto cadere il governo, avrebbero poi potuto «scriverla» come preferivano.

Il retroscena rivelato dai centristi

È stato il vicecapogruppo alla Camera, Sergio Pizzolante, a divulgare il retroscena nel corso di una intervista video a Repubblica.it: «Renzi ha la smania di prendersi la rivincita della sconfitta sonora al referendum dal 4 dicembre. Per questo, Renzi da febbraio ci chiede di far fuori Gentiloni. In cambio ci ha detto: la legge elettorale scrivetevela voi…». Una rivelazione tuttosommato passata sotto traccia, finché lo stesso Alfano non l’ha controfirmata: «Pizzolante è una persona seria e non lo smentisco», ha detto il ministro degli Esteri, sostenendo che «non è un clamoroso scoop giornalistico: ci sono intere rassegne stampa che indicano l’agitazione del Pd su Gentiloni fin dalla nascita del governo». 

Alfano incalza Renzi: «Vuoi fare come con Letta?»

«A Renzi continuo a fare una domanda, che lo rende nervoso, ma è molto semplice: vuole far cadere o no il governo Gentiloni? Noi no. A Renzi chiediamo se farà con Gentiloni ciò che ha fatto con Letta e con se stesso, cioè arrivare alla terza crisi di governo in quattro anni. Penso che gli italiani dovrebbero tenerne conto», ha poi proseguito Alfano, aggiungendo di considerare terminata la sua collaborazione con il Pd, ma non con il governo. Ovvero insistendo perché fosse chiaro chi è, eventualmente, che vuole staccare la spina. E per mettere il proprio partito al riparo da ogni accusa, Alfano ha anche spiegato che Ap non farà ostruzionismo alla legge elettorale e che votarla «non coincide con le elezioni anticipate». 

Le reazioni dei renziani

Le reazioni in casa Pd, o meglio dell’ala renziana del Pd, non si sono fatte attendere e sono andare dall’ironia di Roberto Giachetti, secondo il quale «a leggere in sequenza le dichiarazioni di Alfano di oggi si capisce che l’estate è arrivata in anticipo. Troppo sole», all’allarmata risolutezza di Lorenzo Guerini, che ha parlato di «falsità». «Non è assolutamente vero», ha detto il coordinatore del Pd, sostenendo che «il destino del Pd è legato a filo doppio a quello di Paolo Gentiloni. Alfano, invece di polemiche che non hanno senso, si organizzi per costruire un cartello centrista che arrivi al 5%».

«Una volta tanto Renzi dica la verità»

Certo è che, dai tempi di «Enrico stai sereno» in poi, nel segretario Pd bisogna davvero nutrire una fiducia sconfinata, quasi una fede cieca, per non pensare che, se non vera, per lo meno la rivelazione di Ap sia parecchio verosimile. E, infatti, come tale l’hanno giudicata le diverse forze parlamentari. «Chiediamo a Renzi, una volta tanto, di dire la verità. Renzi ha chiesto agli alfaniani di far cadere l’esecutivo di Gentiloni e del Pd?», ha domandato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, aggiungendo che «questa verità la deve ai cittadini e la deve anche al suo partito, che sta sostenendo il governo in carica». «A proposito – ha proseguito l’esponente leghista – Gentiloni lo sapeva oppure no? E non ha niente da dire? Questa vicenda conferma l’urgenza di tornare al voto il prima possibile. Basta con le congiure e gli intrighi di palazzo, torniamo una democrazia, torniamo a far decidere il popolo».

«Gentiloni riferisca immediatamente alle Camere»

Per Luigi Di Maio, poi, «siamo davanti a un rischio enorme per la democrazia, quel rischio si chiama Matteo Renzi. Questo è un governo basato sul ricatto, il ricatto di Renzi al suo successore a Palazzo Chigi, un ricatto inaccettabile che usa il Parlamento come il tabellone del risiko». «Questi personaggi vogliono un’oligarchia, vogliono essere loro a decidere le sorti del Paese per mandarlo definitivamente sotto terra», ha aggiunto il vicepresidente della Camera, mentre sono stati i capigruppo Cinquestelle di Camera e Senato, Carlo Martelli e Roberto Fico, ad annunciare che «chiederemo immediatamente una informativa del premier Paolo Gentiloni». «Il presidente – hanno sottolineato – deve spiegare alle Camera cosa è accaduto. Se ha mai ricevuto pressioni, se era a conoscenza di questi fatti. Il Pd, lo ricordiamo, è anche il suo partito».