Inflazione, sono guai: oltre 400 euro in più a famiglia. E il debito fa un nuovo record

Tre notizie pessime in un sol giorno: il nuovo record del nostro debito pubblico, la frenata dell’inflazione e il costo che tale frenata avrà per le tasche delle famiglie italiane. Il governo Renzi-Gentiloni ci regala indicatori economici pessimi, con un debito pubblico che galoppa che è una bellezza, si fa per dire. Andiamo con ordine.

Famiglie, allacciate le cinture

A maggio si conferma la ‘frenata’ dell’inflazione. L’Istat infatti conferma le stime preliminari, con un indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività al lordo dei tabacchi che diminuisce dello 0,2% su base mensile e registra un aumento dell’1,4% rispetto a maggio 2016 (+1,9% ad aprile). Cosa vuol dire? L’inflazione all’1,4% si tradurrà in una maggiore spesa su base annua pari a +420 euro per la famiglia ‘tipo’ e a +535 euro per un nucleo composto da genitori e due figli. E’ il Codacons a stimare l’impatto sul portafoglio domestico dell’aumento dei prezzi registrato dall’Istat. Nessuna buona notizia per i consumatori, dunque, come spiega il presidente Carlo Rienzi: “L’inflazione cresce solo per effetto dei forti rialzi dei beni energetici e dei trasporti, che a maggio salgono rispettivamente del +6,8% e del +3,2%. Un aumento dei listini al dettaglio che in nessun caso risponde ad un incremento dei consumi da parte degli italiani, che continuano a rimanere al palo; una inflazione, quindi, che non può definirsi positiva perché non è frutto di un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie né di una ripresa della spesa”. Speriamo di non doverci ritrovare sulla sogia della deflazione.

Debito pubblico record, aumenta di 10 miliardi

Un altro indicatore sconfortante è che, nonostante i sacrifici, ad aprile il debito delle amministrazioni pubbliche ha toccato un nuovo record a 2.270,4 miliardi, in aumento di 10,1 miliardi rispetto al mese precedente. Non è una novità, il debito cresce a dismisura. Lo comunica Bankitalia nel rapporto ”Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. L’incremento di aprile, si legge, è dovuto al fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (5,5 miliardi) e all’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (per 3,9 miliardi, a 58,5; erano pari a 64,7 miliardi alla fine di aprile 2016) e all’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (0,7 miliardi). Le entrate dei primi 4 mesi si sono attestate a 120,9 miliardi, segnando un +2% rispetto al primo quadrimestre 2016. La cura dimagrante della spesa pubblica è un miraggio. Di questo passo c’è solo il baratro.