Il compagno di cella: «Caputo ci confessò di aver ucciso Fortuna»

Raimondo Caputo avrebbe confessato davanti ai compagni di cella di aver ucciso la piccola Fortuna Loffredo, la bimba abusata e uccisa al Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli. A riferirlo ai giudici è stato Mario Della Valle, che per cinque mesi condivise la cella con quello che è ritenuto essere l’aguzziono prima e l’assassino poi della bambina. 

La testimonianza nel processo d’Appello

«In cella Caputo ha raccontato di aver abusato delle figlie della compagna e di aver abusato e ucciso Fortuna Loffredo. Sull’omicidio non gli abbiamo creduto finché non è arrivata l’ordinanza, a quel punto l’ho picchiato», ha detto Della Valle, davanti ai giudici della quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli. Oltre a Caputo, accusato di omicidio volontario e abusi su minori, nel processo è imputata anche la compagna, Marianna Fabozzi, madre della piccola Fortuna, accusata di aver coperto le violenze dell’uomo sulle figlie.

Prima di Fortuna, il fratellino Antonio

Secondo quanto riferito da Della Valle, «Caputo e Fabozzi si coprivano a vicenda. Lei copriva lui sugli abusi alle figlie perché lui a sua volta taceva sulla morte del piccolo Antonio Giglio, figlio della Fabozzi e da lei buttato dalla finestra, cosa che lui sapeva». Antonio era morto un anno prima di Fortuna, anche lui a seguito di una caduta dal palazzo. Inizialmente la sua morte fu considerata un incidente, ma il caso fu riaperto dopo che la stessa sorte era toccata anche alla sorella e anche la Fabozzi fu indagata per omicidio. 

Il legale di Caputo: «È falsa testimonianza»

Della Valle ha poi chiarito che lui e gli altri compagni di cella nella sezione “sex offender” del carcere di Napoli si convinsero della veridicità della confessione di Caputo quando arrivò l’ordinanza con l’accusa di omicidio. L’uomo ha riferito che il dispositivo fu letto davanti a tutti da un altro detenuto, perché Caputo «non sa leggere». Durante la lettura, in cui si parlava di una caduta della bambina dal settimo o all’ottavo piano, Caputo sarebbe intervenuto per dire che «non è vero, è caduta dal terzo piano». Fu questa rivelazione, insieme agli altri dettagli dell’ordinanza e alle confidenze di Caputo nei giorni precedenti, a convincere i detenuti del fatto che era stato lui a uccidere la bambina. L’avvocato di Caputo, Paolino Bonavita, ha chiesto l’acquisizione da parte della Procura di due “memoriali” redatti dal teste «affinché si indaghi per falsa testimonianza».