Folgore, i politici si alzino in piedi al passaggio dei ragazzi di El Alamein. O se ne vadano

L’ostentato oltraggio alla nostra Folgore perpetrato dalla presidente della Camera Laura Boldrini merita certamente un a risposta. Ma non sarà una riosposta velenosa, strumentale o urlata, no. Alla Boldrini esporremo semplicemente dei fatti, e per giunta dei fatti avvenuti prima della Repubblica Sociale Italiana, altrimenti le sinistre potrebbero urlare al “complotto fascista”. Non solo: lo faremo con le parole del nostro nemico, ma alleato della Boldrini, un inglese. “Folgore, sinonimo di eroismo”, disse infatti dopo la battaglia di El Alamein il generale inglese Harold Alexander, identificando così, dalla parte del nemico, l’epopea della Divisione Folgore. Perché fu una vera epopea. La storia di El Alamein e dell’eroismo dei nostri ragazzi è stata troppe volte raccontata per doverlo qui nuovamente rappresentare. Basti sapere, però, soprattutto per i nostri studenti che a scuola non la studiano, e per la nostra presidente della Camera che, anche se la sa, volutamente la ignora, che i nostri paracadutisti erano in numero inferiore rispetto al nemico “alleato”, e che soprattutto non avevano i mezzi di cui potevano disporre gli inglesi. La memorialistica dei combattenti sopravvissuti, poi, è ricchissima: in essa si racconta il caldo, il desertto, la sete, la povertà di cibo e di ogni mezzo logistico. Proprio per questo le pagine che seppero scrivere sonbo ancora oggi ricordate con ammirazione e rispetto non solo dai tedeschi ma anche dagli anglo-americani. Solo in Italia, a quanto pare, questo rispetto non è dovuto dalle nostre istituzioni democratiche.

Senza mezzi la Folgore resisté a un nemico soverchiante

Come si ricorderà, italiani e tedeschi nell’estate del 1942, sulla scia delle imprese della Volpe del Destero, Erwin Rommel, mandarono dei rinforzi su quel fronte, El Alamein, fino ad allora località sconosciuta a tutti. Tra questi la Divisione Folgore, comandata dal generale Frattini, oltre che battaglioni di paracadutisti tedeschi. Forse i lettori, magari più giovani, si chiederanno: perché mandare dei paracadutisti nel deserto, anziché aviotarportali o aviolanciarli dietro le linee nemiche? I paraà alla fine sono dei corpi speciali, e avrebbero dovuto essere usati a questo scopo, non per una logorante guerra di trincea. Ebbene, la risposta a quersta domanda è uno dei motivi per cui l’Asse perse la guerra. Gli Stati maggiori militari italiani, miopi e legati a vecchie logiche, non capirono l’enorme potenzialità dei paracadutisti, e per la verità neanche il governo fascista ne fu cosciente, tranne Italo Balbo, che i paracadutisti li fondò. Persino l’alleato germanico, che si strategia militare ne ha sempre capito più di noi, utilizzava i parà come fanteria d’assalto sul fronte orientale, contro ogni tecnica militare. Insomma, le unità italo-tedesche arrivarono improvvisamente in quella scatola di sabbia immensa privi di mezzi di locomozione e con una scarsità logistica penosa. La Folgore addirittura arrivò da Tobruch, dove avava lasciato i paracadute, perché apparve chiaro che non sarebbbero serviti. La divisione fu inserita nel cosiddetto 185a Divisione Cacciatori d’Africa e fu posizionata all’interno, non verso la costa, ossia in un luogo difficile non solo da raggiungere ma soprattutto da rifornire. Pochi pezzi anticarro, solo armi leggere, niente veicoli. Ma i ragazzi della Folgore non si fecero domande: scavarono trincee, si attestarono come meglio poterono, effettuarono efficaci pattuglie notturne, soffrirono il caldo, la sete, le mosche senza mai lamentarsi. C’erano anche poche pale, e la Folgore dovette scavare con le mani per recuperare le mine poste dagli inglesi. Quello che seguì è inutile e superfluo raccontarlo, perché ormai è storia eroica del nostro Paese.

Rispetto per i ragazzi della Folgore che non mollarono 

L’VIII armata britannica ricevette centinaia di nuovissimi carri armati Sherman, pezzi di artiglieria, munizioni, aerei, di cui noi eravamo totalmente sprovvisti. Ma la Folgore resistette sino all’ultimo, dando prova non solo di coraggio e di dedizione alla patria, ma soprattutto di carattere, cosa che oggi sembra deficitare al popolo italiano. Più che i pur valori inglesi, insomma, ciò che ci annientò fu la poderosa macchina industriale statunitense. Ventimila uomini perfettamente equipaggati, centinaia di carri armati, duemila pezzi di artiglieria pesante si lanciarono contro neanche cinquemila paracadusti. Dal 23 ottobre al 3 novembre i nostri parà resistettero a questo possenti assalti al grido di “a sud non si passa!, finché venne l’ordine di ripiegare. In pochi giorni la Folgore sparò contro il nemico quattromila proiettili e gli inglesi ben un milione… All’alba del 4 novembre fu proposta la resa, ovviamente con l’onore della armi, che venne sdegnosamente rifiutata al grido di “Folgore!”. Due giorni dopo  gli inglesi attaccarono con mezzi notevolissimi i “folgorini” disarmati, che non potevano rispondere al fuoco ma che caddero con le armi in pugno. La Folgore entrava nella leggenda militare mondiale. Ecco per questi ragazzi chiediamo rispetto: che ogni rappresentante delle nostre istituzioni al loro passaggio si alzi in piedi e applauda. Altrimenti se ne vadano.