Giorgia Meloni contro Alfano: «Lui è il massimo rappresentante dello ius sòla»

«Dice Alfano che il suo partito voterà lo ius soli. Dal massimo rappresentante dello ius sòla non ci potevamo aspettare altro…». A poche ore dalla manifestazione di piazza di Fratelli d’Italia contro la legge sulla cittadinanza italiana agli immigrati, con una battuta Giorgia Meloni liquida il voltafaccia del ministro della Difesa, che nel giro di 24 ore ha modificato le sue “perplessità” assicurando al governo e al Pd l’aiutino di Alternativa popolare.

Meloni: Alfano e lo ius sòla

«Noi invece – aggiunge la leader di Fratelli d’Italia – saremo in piazza delle Cinque Lune oggi a Roma, a partire dalle 16.30, per dire no all’ennesima legge fatta contro gli italiani». E se dovesse passare Fratelli d’Italia promette fin da adesso che si mobiliterà per chiedere il referendum abrogativo. «Abbiamo invitato tutti i partiti che si dicono contrari – annuncia la Meloni – e se davvero i grillini hanno cambiato idea e vogliono combattere questa battaglia, allora lo dimostrino scendendo in piazza con noi». All’iniziativa dal titolo “L’Italia a chi la ama. No allo ius soli”, oltre a Giorgia Meloni, Fabio Rampelli e ai dirigenti del movimento, parteciperanno molti esponenti di altri partiti e protagonisti del mondo della cultura, che si alterneranno in una sorta di maratona oratoria a pochi passi dal Senato. Nel corso del presidio di piazza i cittadini potranno firmare i moduli della petizione popolare, che è già online, per dire no al provvedimento che sta infiammando il dibattito politico. «No allo ius soli – si legge sul materiale informativo – firma anche tu se credi che la cittadinanza italiana non possa essere in alcun caso un automatismo».

La cittadinanza non è un automatismo

«Il presupposto dello ius soli, negli Stati dove esiste, è un serio e rigido controllo preventivo sull’immigrazione. Associarlo all’assenza totale di controllo e a una immigrazione selvaggia è un attentato evidente alla Costituzione ed un attacco ai cittadini italiani, perché equivale a dare la cittadinanza a un “esercito invasore”», si legge in un altro post della Meloni. Per Rampelli «la cittadinanza italiana non si può affidare semplicemente al caso, a dove partorisce una donna invece che alle origini della propria famiglia, alla frequenza di cicli scolastici o alla residenza. Ci dev’essere l’adesione consapevole ai valori della Costituzione, ai principi di eguaglianza tra uomini e donne, alla conoscenza della nostra lingua e cultura. Non può essere un atto meramente amministrativo gestito da funzionari comunali, ma deve prevedere un giuramento di fedeltà e le ipotesi di revoca». Infine un bambino che nasce in Italia da genitori stranieri ha il diritto di scegliere liberamente a quale nazionalità aderire e non può subire alcuna «illuminata coercizione da parte dei campioni del multiculturalismo nostrano». Tutta da riscrivere, insomma, la legge della quale non si sente nessuna urgenza e che la sinistra ha fretta di incassare prima delle elezioni.