Gb, i conservatori “processano” la May: “Ha idee folli, team squilibrato”

Inizia la resa dei conti a Downing Street, dopo la scommessa persa da Theresa May con il voto anticipato. La prima a togliersi i sassolini dalla scarpa è l’ex direttrice della comunicazione del governo britannico, Katie Perrior, che non usa perifrasi nel descrivere l’aria che tira intorno alla squadra della May. La Perrior parla di un team “squilibrato” intorno alla premier, con consiglieri dalle idee “folli”, e di un’atmosfera “tossica“.

La Perrior, al numero 10 di Downing Street fino a due mesi fa, punta il dito in particolare contro i due potenti capi dello staff della May, Fiona Hill and Nick Timothy, ai quali era permesso “un comportamento rude e infantile” nei confronti degli altri membri del governo. “L’atmosfera era grandiosa se i capi dello staff non c’erano, era terribile quando c’erano”, denuncia l’ex direttrice della comunicazione, secondo la quale, la maggior parte delle volte in cui la Hill parlava, la May “se ne stava lì seduta ad ascoltare Fiona, che se ne usciva con idee che, molto francamente, erano folli, mentre noi non dicevamo niente”. L’atmosfera era “abbastanza tossica”, accusa ancora la Perrior, in un’intervista con la Bbc, “conoscevano un solo modo di agire, ed era quello di avere nemici”.

La May si deve dimettere per il 60% dei conservatori

Intanto impazzano i sondaggi. Theresa May dovrebbe dimettersi dalla guida del Partito conservatore, in modo da aprire la corsa per una nuova leadership, all’indomani della scommessa fallita con il voto anticipato. E’ il verdetto di un sondaggio condotto dal sito ConservativeHome, secondo cui il 60% dei 1.503 interpellati fra i membri del Partito conservatore ritiene che la May dovrebbe lasciare. La percentuale sale al 65% se si analizza la risposta di 4.763 persone, lettori del sito e membri del partito, scrive il Guardian, che cita il parlamentare tory Paul Goodman, che invoca, tra l’altro, un rimpasto di governo.

La follia della “dementia tax”

Tra le “idee folli” ce n’è una in particolare che ha sollevato critiche forti. La riforma sociale che riguarda in particolare gli anziani)proposta da Theresa May nel manifesto elettorale dei conservatori in vista del voto conteneva idee folli e impopolari, come da più parti le si era fatto notare. Anche all’interno dello stesso partito Tory e dai media, a partire dal Financial Times che rivelava come alcuni ministri risultassero essere stati tenuti “all’oscuro” su decisioni particolarmente impopolari come quella di evocare una sorta di ‘dementia tax’, la “tassa sulla demenza senile”, una sorta di balzello sull’Alzheimer e le malattie degenerative degli anziani. Questo ha fatto colare a picco la sua immagine.  Anche il Times parlava di rischio “naufragio” per la “riforma dell’assistenza” minacciata non solo dalle critiche, ma pure dalla crisi di risorse degli enti locali che dovrebbero attuarla.  In risposta May ha solo cercato di riportare la campagna elettorale sul ‘binario’ della Brexit. Ma non è bastato. Non è facile capire perché il voto per lei sia stato disastroso.