Fratelli d’Italia, la legge elettorale, gli stili di comunicazione e i nuovi temi

Il dibattito sulla legge elettorale ha un linguaggio riservato a pochi iniziati. I voti popolari non vengono tradotti in seggi, ma in arzigogolate manifestazioni esoteriche. Sembrerebbe che in commissione Affari Costituzionali ci siano le streghe del Macbeth di Shakespeare, che conoscendo il futuro cercavano di orientare il presente nella maniera a loro più congeniale.

La soglia di sbarramento -senza provocazioni- mi sembra la parte più etica della riforma elettorale. Un Parlamento proporzionale deve rispecchiare le tendenze politiche sui grandi temi. Puntare ad un’alta percentuale permette la composizione e ricomposizione di schemi, all’interno dei partiti e nelle dinamiche che li animano. Fratelli d’Italia ha di fronte sfide impressionanti. Può essere il perno di un grande progetto nazionale che punti al 20%. L’allargamento dello spazio politico già proposto da Giorgia Meloni vuole un leader, un’offerta politica ed una struttura. È un “territorio di caccia” di un’ampiezza e natura ancora non definita. Una nuova “Storia” da raccontare. Che fare?

1. Trovare nuovi stili di comunicazione. Fratelli d’Italia è un partito che raggiunge percentuali di rilievo. Ma il brand Meloni “va” molto di più. E’ un’asincronia difficile da colmare. Ma non ha fattori negativi, anzi. Il trend globale lo conosciamo: i partiti da organizzazioni stabili sono diventati fan club. Michel Foucault direbbe che c’è un rapporto “sacrale”, mistico, con il leader. Marine Le Pen ha portato avanti questa trasformazione, con enormi benefici. Costruire una piattaforma attorno delle leadership forti, evitando riferimenti nostalgici.

2. Trovare temi nuovi e radicali. “Radicale” è una bella parola. Esprime la volontà di superare gli steccati, con idee forti. La cultura, ad esempio: coniugando innovazione ed identità, potremmo mobilitare il 5% del PIL ritrovando anche il senso di essere italiani. Si ragiona di reddito minimo non come di un diritto assoluto, ma come di una soluzione relativa alla “distruzione creatrice” della robotizzazione del lavoro. Una democrazia consapevole, fatta di regole certe e corpi intermedi agili ma solidi. Rigenerazione urbana come intervento di umanità e cultura – prima che architettonica. Uno sviluppo locale sostenibile basato sulle peculiarità di ogni singolo borgo in Italia. Senza schierarci fra fan o critici di AirBnB o Amazon, trovare il modo di estrapolare quanto ci può essere di vantaggioso nei modelli per riconfigurarli in chiave collaborativa, con una distribuzione condivisa del valore generato.

3. Trovare nuove forme politiche. Esiste una rete nazionale in continua evoluzione fatta di studiosi, militanti, giornalisti, amministratori locali che ha dato vita a reali esperienze di sperimentazione in tutti i campi. È una classe dirigente informale bisognosa di politica, e luoghi dover poter discutere di politiche. Crisi ha in sé il senso stesso dell’opportunità. Possiamo portare la destra nelle sfide del contemporaneo.