Fabrizio Corona, l’arringa difensiva: trattato come Riina in un processo sul niente (VIDEO)

Fabrizio Corona fa notizia anche se non va in aula. Stavolta a parlare di lui è il suo legale, l’avvocato Ivano Chiesa, che fin dal 2013 difende l’ex fotografo dei vip, e che ha chiesto l’assoluzione per l’imputato accusato di intestazione fittizia di beni, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione per 2,6 milioni di euro, trovati in parte in Austria e in parte in un controsoffitto.

Corona, «ha un brutto carattere, ma basta moralismo»

Certo, va detto che l’imputato Corona fa il suo per far parlare di sé a dismisura: basti pensare a quanto accaduto appena due giorni fa quando, dopo aver dato in escandescenze alla lettura della richiesta del pm, è stato allontanato dall’aula. Vittima? Carnefice? Mentre l’opinione pubblica cerca di farsi un’idea sull’uomo, sul detenuto, sul personaggio, puntualmente arriva la sua ultima performance, che rimescola le carte e spariglia il gioco. Così, a mettere la ciliegina sulla torta stavolta provvede direttamente il suo avvocato che, in queste ore, è tornato a denunciare speculazioni e preconcetti sul suo caso e sul suo assistito, trattato, ha detto,  come Totò Riina. Di più: «Fabrizio Corona paga un brutto carattere e contro di lui c’è moralismo che non deve entrare nelle aule di giustizia», ha tuonato Chiesa.

Processo Corona, il legale: trattato come Totò Riina

«Questo processo è clamorosamente esagerato, queste imputazioni sono esagerate, tutto questo è un problema fiscale e null’altro. Stiamo facendo un processo basato sul niente», spiega nella sua arringa, sottolineando come la «difficoltà» di difendere il suo cliente è «che quando si parla di Corona tutto è gonfiato, è esagerato. Lui ci ha messo del suo, ma qui c’è una percentuale di moralismo che va tolta. Come fa Corona ad avere tanti soldi? Fa una montagna di soldi perché lavora dalla mattina alla sera, fa un mestiere per cui guadagna tanto, ma questo è il mercato e i temi morali non contano niente. Qui bisogna limitarsi a valutazioni tecniche e bisogna dimenticare la morale». E ancora: «Corona è stato arrestato davanti al figlio di 14 anni, manco fosse Totò Riina», e l’operazione per sequestrare il tesoretto «sembrava Apocalypse Now», dice Chiesa. Diverse decine di testimoni hanno raccontato dei pagamenti in nero a Corona – «40mila euro in contanti a weekend» in alcuni casi – «ma che c’è del nero lo abbiamo detto noi, cosa c’entra con le contestazioni dell’accusa? Dove sono le prove? Zero. È un problema fiscale e Fabrizio Corona è pronto a pagare».  

Corona alla sbarra: le inchieste giudiziarie

Poi, a corredo di quanto detto, il legale ripercorre la storia del suo cliente: dall’arresto nel 2007 alla relazione con Belen, fino alle nuove inchieste giudiziarie, passando per l’esplosione di una bomba carta davanti alla sua abitazione la scorsa estate: tutte tappe che portano Corona a essere protagonista di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. «Non ci sono contatti diretti con la criminalità organizzata – precisa il legale – eppure Corona viene trattato come un mafioso, senza esserlo, perché ha dei soldi in contanti. Io tengo i soldi sotto il mio materasso, di mia madre o della mia fidanzata, cosa cambia? Poteva averli nel materasso o nel portafoglio, li sta nascondendo, non sta facendo altro. Un’intestazione fittizia è un’altra cosa». Quanto alla violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione, poi, aggiunge che «è un problema di civiltà giuridica, sono uno che rispetta le leggi ma dovete dirmi quali sono». Infine, per l’avvocato Chiesa – il pm Alessandra Dolci ha chiesto 5 anni di condanna la scorsa udienza – Corona «deve essere assolto da tutto. Il processo non doveva neanche iniziare: tanto rumore per nulla, ma il rumore lo ha fatto l’accusa. Se volevamo fare i farabutti il processo era ancora in corso».

In aula l’arringa difensiva con impennata finale

E l’imputato, alla sbarra, avrebbe continuato a far parlare di sè per quel suo «carattere reattivo» per cui, insiste l’avvocato di Corona, «ha pagato troppo. Fabrizio è un angelo caduto e se ti ritengono l’incarnazione del male ti vogliono eliminare. Se lo condannate a 5 anni lo state condannando a 13 anni perché a giugno la Cassazione decide sulla continuazione» dei reati. Poi, dopo tanta tragedia, un tocco di melodramma per la battuta finale: «Il suo bambino lo aspetta e non possiamo permettere che aspetti così tanto: 13 anni in carcere li fanno i criminali, non Corona. Mi auguro che arrivi presto il giorno della scarcerazione».