Etruria, protesta sotto casa della Boschi. E la Consob chiede 120mila euro al papà

A due giorni dalle pesantissime richieste della Consob, che ha presentato agli ex vertici di Banca Etruria (tra cui 120 mila euro a papà Boschi) un “conto” milionario, arriva anche il sit-in sotto la casa della famiglia del sottosegretario, a Laterina, vicino Arezzo. In totale, fra Consob e Via Nazionale, il gruppo dirigente che guidò via Calamandrei fino alla risoluzione del novembre 2015, secondo le richieste (ancora da valutare) potrebbe essere chiamato a pagare qualcosa come 7 milioni di euro. Ma intanto oggi, a Laterina (Arezzo), è andata in scena una protesta contro il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. Gli striscioni sono stati issati nella notte lungo la strada principale del paese del Valdarno dove risiede la famiglia Boschi. L’iniziativa è stata presa dall’Associazione Vittime del Salvabanche, che riunisce gli ex obbligazionisti della vecchia Banca Etruria, per chiedere le dimissioni dell’ex ministro delle Riforme. A Laterina vivono i genitori del sottosegretario, e il padre Pierluigi ha ricoperto la carica di vicepresidente di Banca Etruria prima del commissariamento. “La nostra vita azzerata” e “Dimettiti, dimettiti” si legge in alcuni degli striscioni dei risparmiatori con cui Laterina si è risvegliata stamani.

I risparmiatori rovinati da Etruria non si arrendono

I risparmiatori che hanno perso tutto con la risoluzione delle 4 banche non si rassegnano. «Non si rassegnano ad essere trattati come risparmiatori di serie B, ad essere gli unici azzerati della storia del risparmio italiano – si legge in un comunicato diffuso dall’Associazione Vittime del Salvabanche con allegate le foto degli striscioni – Non si rassegnano a dover pagare con i sacrifici di una vita gli intrighi e gli intrallazzi di banchieri massoni, o semplicemente corrotti». «Non si rassegnano ad essere governati da uno Stato ingiusto ed assente, che dopo aver fatto finta di rimediare all’azzeramento di tanti cittadini truffati, scarica sulla fiscalità pubblica gli altri disastri bancari e si guarda bene dall’istituire una commissione di inchiesta per far chiarezza su quello che sta succedendo al sistema bancario, coprendo per l’ennesima volta i disonesti», conclude il comunicato dell’Associazione Vittime del Salvabanche.