Dove porta il buonismo: casa popolare a un bengalese. Pestato a sangue

30 Giu 2017 15:10 - di Prisca Righetti

Agognate. Contese. Occupate e sgomberate: nella giungla metropolitana, la casa popolare, oscuro oggetto del desiderio che mette in conflitto italiani e immigrati, che contrappone annose e mai risolte esigenze interne a diritti di ospitalità coatta.

Casa popolare a un bengalese: il branco lo pesta

E così, tra liste d’attesa e abusivismo cronico; tra bandi di concorso e annunci di assegnazione, succede anche che rabbia e insofferenza arrivino ad esplodere nel più violento e scorretto dei modi: con buona pace di criteri etici che dovrebbero appartenere a uno stato di diritto e a un’amministrazione cittadina in grado di garantire equità sociale e giustizia. Dunque, in una città – che poi è anche la capitale – dove la crisi degli alloggi alimenta il problema abitativo di numerose, davvero troppe famiglie italiane, il cui dramma è esasperato esponenzialmente dai nefasti effetti di una burocrazia letale che antepone l’enunciato del problema alla sua fattiva risoluzione, incistandolo pesantemente, succede che il branco arrivi a prendere di mira un singolo innocente, chiamato a rispondere di mancanze e colpe di cui non è responsabile, anzi: di cui è lui stesso vittima. Ecco in quale contesto, allora, si è sviluppato l’odioso crimine commesso ai danni di un immigrato bengalese 52enne, picchiato e insultato da un branco di 4 feroci aggressori in quanto straniero, e perché ritenuto “colpevole” di essere destinatario di un alloggio popolare del Comune di Roma.

L’aggressione denunciata e rivissuta in commissariato

L’uomo ha denunciato l’aggressione al commissariato Casilino, raccontando – e rivivendo – il trauma subito lo scorso 26 giugno quando, in giro per Tor Bella Monaca dove si era recato a vedere l’alloggio che gli era stato assegnato, in via Largo Ferruccio Mengaroni, il bengalese è stato avvicinato e aggredito da quattro ragazzi italiani, tra i 20 e i 25 anni. A scatenare la rabbia del branco, secondo quanto riferito dall’uomo, il fatto che fosse uno  straniero il destinatario designato per l’assegnazione di un alloggio popolare. Un episodio – che purtroppo non è il primo e che, ahinoi, sicuramente non sarà neppure l’ultimo – e che deve far riflettere.

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