Di Maio fa il nome di Giorgio Almirante senza chiedere il permesso all’Anpi

Incredibile ma vero: Luigi Di Maio, l’enfant prodige dei Cinquestelle, ha lasciato di stucco tutti parlando dei valori del Movimento. Ha detto: c’è chi si ispira ai valori di Berlinguer, chi a quelli di Almirante, chi a quelli della Dc. Del resto, ha messo le mani avanti, il M5S è un partito post-ideologico, un po’ di minestrone valoriale sarebbe da mettere in conto. 

La Rete si è scatenata, nell’allungare l’elenco: e perché gli Spandau Ballet no? E Sandy Marton? E Zorro? E i Teletubbies? E anche questo era da mettere in conto. Sul web si ironizza su tutto, figuriamoci sugli arditi accostamenti di Di Maio. Ma si resta anche sulla superficie. 

Ciò che davvero stupisce della risposta fornita da Luigi Di Maio durante l’intervista con Bruno Vespa a Porta a Porta è che proprio lui, un grillino doc, abbia fatto ricorso a uomini e sigle della Prima Repubblica. Come se proprio in quel bacino e non altrove fosse possibile soltanto trovare punti di riferimento, stelle polari, esempi, ideali. Siamo dunque entrati in una fase ormai del tutto post-grillina: la tabula rasa, la rottamazione radicale, il Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno? Tutto archiviato, superato, caduto nell’oblio. 

Si cercano ancoraggi in un passato politico nobile e chi ti rispolvera Di Maio? Berlinguer, Almirante e la Dc. Magari lui ci è arrivato per sentito dire. Magari no. Berlinguer e la Dc del resto fanno parte di una narrazione rassicurante sulla storia dei partiti politici che non è stata mai toccata da ombre demonizzanti. 

Non così Giorgio Almirante: basti vedere la gazzarra che si scatena ogni volta in cui si parla di dedicargli una strada o una piazza. Va dato atto a Luigi Di Maio di avere messo in circolo un nome-tabù, e senza chiedere il permesso all’Anpi, sorvolando con una battuta su decenni di rituale antifascismo. Che poi questo stia ad indicare una reale vicinanza, una qualche lontana parentela, tra M5S e Msi, ovviamente è tutt’altra faccenda, se si eccettua la iniziale carica antipartitocratica dei grillini. 

Così come tutt’altra faccenda è la furbizia di evocare Almirante mentre siamo in pieno clima da campagna elettorale. Del resto un parlamentare che ha voluto restare anonimo già aveva lanciato l’allarme – all’indomani dal primo turno delle amministrative – sul fatto che gli elettori di destra delusi non guardavano più al M5S come possibile alternativa da votare. Di Maio ha voluto con disinvoltura rimediare, metterci una pezza? E’ possibile e probabile. Ora sta agli elettori di destra non farsi abbindolare dalle citazioni compiacenti.