Di Maio cita Almirante? Donna Assunta applaude. Ma attenti al trucco M5S

Quando Giorgio Almirante morì, Luigi Di Maio, premier in pectore di un futuribile governo a guida M5S, non aveva ancora compiuto i due anni di età e girava in passeggino, per la strade di Pomigliano d’Arco, sospinto dalla sua amorevole mamma. Quando, prima ancora, a morire era stato Enrico Berlinguer, il Di Maio neanche era nato.

Che ne sa, Luigi Di Maio, tanto di Almirante quanto di Berlinguer? È vero, Di Maio proviene da una famiglia missina. Ma i suoi maestri politici sono stati Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, vale a dire due personaggi che hanno imposto il loro messaggio politico sulla distruzione delle culture politiche storiche dell’Italia, ancorché già usurate dal tempo. E dalle delusioni di troppe promesse non mantenute.

Che senso ha, allora, che Di Maio vada da Bruno Vespa in tv a dire che «tra noi (il M5S n.d.r.) c’è chi porta avanti i valori di Berlinguer , chi della Dc, chi di Almirante»? In effetti è un’affermazione che non ha alcun senso politico. Né logico. È solo una grossolana operazione di marketing politico, volta semplicemente a strizzare l’occhio ai delusi di destra e di sinistra dopo i rovesci subiti dal M5S al primo turno delle elezioni amministrative.

Può naturalmente far piacere che un politico (per ora) trendy citi in tv Giorgio Almirante. Ed è certamente comprensibile l’applauso che, a Di Maio, è arrivato da Donna Assunta: “Ah quel Di Maio, un ragazzo molto gradevole…”.

Però, al netto dell’effetto simpatia che una simile citazione può produrre, la giovanile imprudenza del Di Maio fa comunque sorridere: la sua non è che una marmellata furbetta per accreditare una cultura che non c’è. Ma, come si dice nel paese d’origine del rampante dirigente pentastellato, ccà niscuno è fesso.