Culle vuote, in 8 anni centomila bimbi in meno. Tutta colpa della crisi

Allarme culle vuote. Nel 2016 in Italia sono nati centomila bambini in meno rispetto al 2008. Otto anni prima le nascite erano state circa 576 mila, mentre nel 2016 appena 474 mila. Il numero medio di figli per donna è sceso da 1,46 nel 2010 a 1,35 nel 2015 (dati Istat). Di crisi della natalità e di sicurezza del percorso nascita si è parlato al Congresso della Società italiana di pediatria (Sip) in corso a Napoli, nell’ambito della tavola rotonda “Nascere oggi in Italia”. «La diminuzione della natalità è determinata da molti fattori, ma le considerazioni economiche legate all’aumento della povertà e alla disoccupazione giovanile hanno indubbiamente un ruolo importante», spiega Mario De Curtis, ordinario di Pediatria della Sapienza università di Roma e direttore Uoc Neonatologia e Terapia intensiva neonatale del Policlinico Umberto I. «Abbiamo osservato una riduzione dell’8% del total fertility rate, il tasso di fecondità generale calcolato su donne in età fertile, dal 2011 al 2015. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è passato dal 7% al 13%», aggiunge Carla Guerriero, del Centro per gli studi in economia e finanze (Csef) dell’università Federico II di Napoli, autrice di una relazione insieme a Annalisa Scognamiglio, sempre del Csef.

Culle vuote per crisi

 Si conferma l’aumento dell’età delle donne al parto: oggi più di un terzo ha il primo figlio a un’età media di 35 anni e più dell’8% a 40 o oltre. «Dobbiamo interrogarci su questi dati: chiederci ad esempio se è sufficientemente noto, tra la popolazione, che la donna raggiunge il picco massimo di fertilità tra i 18 e i 28 anni e che dopo i 35 anni la capacità riproduttiva declina irrimediabilmente», precisa il presidente Sip, Alberto Villani. «Dobbiamo chiederci se abbiamo investito abbastanza in campagne per una maternità cosciente in cui viene detto chiaramente che esiste un’età in cui la donna è fertile. Oltre a questo – continua – servono anche concreti aiuti alle donne perché possano sentirsi sicure, protette e felici di divenire madri, serve soprattutto un cambiamento culturale che valorizzi la maternità nella nostra società: chi ha figli non deve sentirsi penalizzata nella vita e nel lavoro».