Corona condannato a 1 anno per il tesoretto e lui esulta. Fidanzata in lacrime

E’ stato condannato solo a un anno di reclusione – invece dei 5 richiesti dalla Procura di Milano – il fotografo dei vip Fabrizio Corona che era accusato, assieme alla sua assistente Francesca Parsi, di intestazione fittizia di beni, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e violazione delle norme patrimoniali per quel tesoretto da 2,6 mld di euro che gli investigatori avevano rinvenuti in un controsoffitto dell’appartamento della stessa Parsi e in alcuni depositi austriaci. Esulta Fabrizio Corona battendo i pugni sul tavolo alla lettura della sentenza, tutto sommato mite. E rivolto al suo avvocato: «sei un grande!». Per Corona, in particolare, sono cadute due delle accuse mosse: l’intestazione fittizia di beni e la violazione dalle norme  patrimoniali durante la misura di prevenzione perché «il fatto non sussiste».

I giudici della Prima Sezione penale del Tribunale di Milano presieduti da Guido Salvini che si erano ritirati questa mattina in Camera di consiglio per decidere la sentenza al termine del processo, a carico di Corona, dopo che l’accusa aveva sollecitato per l’ex-re dei paparazzi una condanna a 5 anni e per la Persi a 2 anni e quattro mesi, hanno, invece, condannato a 6 mesi la Parsi con sospensione condizionale della pena.

Stamattina, prima che i giudici si chiudessero in Camera di Consiglio, l’ex-fotografo dei vip, Fabrizio Corona era intervenuto con una serie di dichiarazioni spontanee rivendicando il suo comportamento.

Aveva ricordato di essere indagato da 12 anni. E di aver subito diversi procedimenti. Aveva sostenuto che l’ultimo procedimento a suo carico è stato caratterizzato da «molto rumore per nulla». E aveva accusato: «ogni volta che si tratta di me è tutto sproporzionato».

Sul tesoretto da 2,6 milioni, Fabrizio Corona aveva rivendicato la sua tesi attribuendo il denaro alla società Atena: «non ho portato i soldi in paradisi fiscali come fanno tutti nel mio ambiente. Non avevo nulla di cui aver paura – aveva detto nelle sue dichiarazioni finali – Bastava aspettare i termini per la scadenza fiscale». E aveva ricordato che era sua intenzione sanare fiscalmente quella somma.

All’accusa, che lo incolpa di intestazione fittizia di beni, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e violazione delle norme patrimoniali in relazione alla misura di prevenzione, Fabrizio Corona aveva replicato ricordando che non è stata prodotta una prova a sostegno di tesi. La Dda milanese aveva parlato di «soldi che venivano dalla mafia». «Non ho commesso i reati di cui mi si accusa….e tutto mi potevo aspettare tranne un’indagine della Dda per collegamenti con la criminalità organizzata», ha replicato con durezza.

Fabrizio Corona ha assicurato di essersi comportato «secondo le regole, non facevo nulla di illegale». E sui “trattamenti” ricevuti, come la custodia cautelare in carcere, aveva detto: «si poteva evitare. Ma io sono Corona».

«Sono stato leggero, un matto, un casinista – aveva ammesso il fotografo – ma non sono un criminale. E, soprattutto, non sono e non sarò un mafioso».
«Ricordo – aveva aggiunto Fabrizio Corona – che è da 12 anni che sono in carcere. Vengo rinviato a giudizio per ogni minima cosa. Ogni volta che si parla di me è tutto sproporzionato, assurdo, abnorme».

«Qui un teste – aveva ricordato l’ex-fotoreporter – ha detto che metà della Questura lavorava per me. In ogni paese, in ogni provincia, mi perquisivano cercando qualsiasi cosa per mandarmi in carcere e avere quel minuto di celebrità. La Procura avrebbe potuto approfondire l’inchiesta sulla bomba, su Sculli, qualsiasi uomo di legge l’avrebbe fatto. Si poteva evitare tutto questo ma io sono Corona e tanti non hanno accettato che io rimanessi fuori dal carcere a fare il mio lavoro perchè sono un pagliaccio, un buffone e devo rimanere in carcere». Un riferimento, quest’ultimo, che l’ex-re dei paparazzi aveva fatto ricordano le parole che avrebbero pronunciato alcuni finanzieri in un bar vicino a una caserma delle Fiamme Gialle poco prima dell’arresto, stando a quanto raccontato da un teste durante il processo.

Seduta al fianco della madre, completo rosa e camicia bianca, la giovane fidanzata del fotografo, Silvia Provvedi, sempre presente nell’aula dell’ultimo processo a carico di Corona, citata dal fidanzato, stava seguendo con attenzione le parole del suo uomo quando Corona ha chiesto ai giudici di restituirlo alla sua «piccola famiglia» composta dal figlio quattordicenne, dalla mamma «che comincia ad essere anziana», e dalla fidanzata «che è molto giovane – aveva detto Corona – ma che ha fatto per me quello che non ha mai fatto nessuna donna». Parole davanti alle quali Silvia Provvedi si è emozionata. Ha cercato di reagire. Ma è stata sopraffatta dalle lacrime scoppiando a piangere.
Oggi, aveva concluso Corona rivolto ai giudici, «non sono più forte come prima, ho aperto gli occhi e credo in voi e voglio credere nella legge». E i giudici della Prima Sezione del Tribunale di Milano sembrano avergli dato fiducia.