Clima, Schwarzy contro Trump: Terminator ha paura dell’aria che respira (VIDEO)

Un mito cinematografico distrutto in appena 2 minuti e 39 secondi: tanto dura il video registrato da Arnold Schwarzenegger sul suo profilo Facebook, dedicato – e come poteva essere diversamente? – a criticare Trump e postato in rete per osteggiare la scelta presidenziale di chiamarsi fuori dall’accordo sul clima di Parigi firmato nel 2015 dal predecessore Barack Obama. Perché parliamo di crollo di un mito? Semplice: perché all’attore ed ex governatore della California Schwarzy sono bastate appena due frasi, le due frasi iniziali, per far capire a chi lo ascolta che, Trump o non Trump, Schwarzy ha paura dell'”aria che respira”. Letteralmente.

Schwarzy contro Trump sul clima

Come già altri illustri vip hollywoodiani prima di lui, dunque, anche il leggendario Terminator, Conan il Barbaro che dir si voglia, quando si tratta di puntare il dito contro il presidente americano, non bada a originalità e prestanza fisica, ma scende in campo pronto ad allinearsi e a schierarsi con la cordata dei detrattori del jet set che, contro Trump, hanno aperto le ostilità anche prima del risultato elettorale e dell’investitura ufficiale. E così, dopo gli esordi contestatari di Meryl Streep e George Clooney, da oggi è sceso in campo anche Arnold Schwarzenegger: e tutti si riscoproono solerti nel criticare la scelta del presidente Usa di cancellare l’adesione statunitense dall’accordo di Parigi. E per esprimere il proprio dissenso Schwarzy ricorre a un videomessaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook in cui, tra le altre cose, ribadisce da collega di partito: “Da governatore – dice l’attore e politico di origine austriaca – ho fatto approvare leggi per tutelare il clima e oggi la California è lo Stato Usa che cresce di più”. Con buona pace della considerazione in base alla quale gli Stati Uniti sono il paese che contribuisce di più alle emissioni di anidride carbonica e quindi al riscaldamento globale. Certo sono in molti, capi di stato, istituzioni, ong, mondo religioso, in tanti prendono la parola per sottolineare come la scelta dell’attuale capo di Stato Usa sia sbagliata, pronti a ricordare come, senza un loro impegno preciso, potrebbe essere molto difficile rispettare la tabella di marcia stabilita nel 2015 a Parigi e concordata anche con l’assenso dell’allora presidente americano Barack Obama. Eppure, con tutto il rispetto per il rampante Macron che, diversamente da altri, Schwarzenegger compreso, ha affrontato la questione in toni sarcastici parafrasando il famoso slogan elettorale di Trump in Make…great again, e per tutti i detrattori della scelta della Casa Bianca, sono in molti, a questo punto, a ipotizzare che, anche altri paesi, decidano a questo punto di seguire l’esempio di Washington e dunque di uscire da trattato.

Una scelta campanilistica che spariglia le carte sul tavolo internazionale

Ma tant’è: e coerentemente con quanto promesso e ribadito durante tutta la sua campagna elettorale, Donald Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi, firmato nel 2015 da 195 paesi che si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra. Come noto, gli Usa in quel momento guidati da Barack Obama, si erano impegnati a ridurre del 26 per cento le emissioni di anidride carbonica entro il 2025. Un accordo che per l’attuale inquilino della Casa Bianca risulta essere particolarmente svantaggioso e riguardo il quale, pur ammettendo la validità dell’intento di contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, per Trump è dirimente il fatto che questo particolare protocollo sul clima risulti essere particolarmente svantaggioso per l’economia e l’industria statunitense. Una decisione prettamente campanilistica che spariglia le carte sul tavolo da gioco internazionale e che supera, e di gran lunga, qualunque eroica azione compiuta su un set.