“Ciao”, 50 anni e non li dimostra, così ha stregato la generazione dei Sixties

4 Giu 2017 11:04 - di Paolo Lami

Era l’estate dolce del 1967. Nei bar e nelle case si ascoltava a tutto volume Little Tony che cantava “Cuore Matto e, nei balli lenti e pieni di emozioni delle feste serali degli adolescenti, ci si muoveva abbracciati dondolando un po’ impacciati sulle note di 29 settembre dell’Equipe 84.  Felice Gismondi vinceva il cinquantesimo Giro d’Italia, in America era nata da pochi mesi la Nike. E a Londra i Beatles pubblicavano l’album icona Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.
Erano i Fabulous  Sixties. I favolosi Anni Sessanta. Quando tutto poteva accadere.
Quell’estate un gruppo di collaudatori ripartì dalle fabbriche di carburatori della “Dell’Orto” a Biassono, in provincia di Monza, a bordo di un nuovissimo ciclomotore, per tornare dove quel ciclomotore, che diverrà presto oggetto di cult, era stato pensato, progettato e costruito, a Pontedera, nel Pisano, messa in ginocchio, pochi mesi prima, da una terribile alluvione. Quel ciclomotore si chiamava “Ciao“. E nasceva proprio lì, sullo sponde del fiume Era, certificando la rinascita economica di quell’area devastata dall’alluvione.
Sono passati cinquant’anni esatti da quel viaggio di collaudo che riecheggiava, in qualche maniera, in chiave “spaghetti”, l’On the road di Jack Kerouac. E non c’è dubbio che, con i suoi oltre 3 milioni di pezzi venduti, in 39 anni di produzione terminata nel 2006, il “Ciao” è stato uno dei motorini più amati insieme alla Vespa.
Parsimonioso nei consumi, agile in città, scomodo quanto bastava sui fondi sconnessi potendo contare solo sui molloni sotto all’ampia sella, molloni che dovevano sopperire, in qualche modo alla mancanza di sospensioni, il Ciao divenne quasi subito un oggetto da esibire. E, complici le pubblicità gergali che strizzavano l’occhio alle giovani generazioni, conquistò molto velocemente il cuore di ragazze e ragazzi. I quasi 3 litri di capacità del serbatoio erano praticamente infiniti per quel “cinquantino” sobrio che con un pieno macinava 140 chilometri. E che si arrampicava sulle salite troppo ripide a fatica. E, allora, sì che dovevi pedalare sfruttando la sua concezione a bicicletta. Costava, appena uscì, 55.000 lire, praticamente 540 euro di oggi.
Si guidava, all’epoca, senza casco, capelli al vento. Erano gli anni della libertà. Ciao, favoloso “Ciao“.

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