Certo, la traccia su Caproni sarà ricordata. Come una pazzesca cagata

Caproni fu. E silenzio. E poi affanno. E dubbio. Cosicchè l’invettiva: “A fine giornata, si manifestò. E fu una pazzesca cagata!” No, non sarà un endecasillabo sciolto nè sdrucciolo né avrà alcuna velleità armonica. Ma, diciamolo senza fronzoli: l’invettiva rende l’idea. Se, del resto, tutti sembrano così entusiasti, ammirati e coinvolti dalla mediocrità dei pensieri su carta di questo Giorgio Caproni, possiamo anche noi per contro produrci in un verso di scherno che mutui il magistrale sfogo del ragionier Fantozzi. Anzitutto a nome nostro che di poesia ne mastichiamo poca, ma che della letteratura italiana abbiamo buona cognizione. E poi per dare sfogo a tutti quei poveri ragazzi chini sul tavolaccio dell’esame di maturità con penna e vocabolario al seguito. Giovani smarriti e senza possibilità alcuna di mettere mano allo smartphone per capire chi caspita fosse costui. Roba che nemmeno il don Abbondio tratteggiato da quell’insignificante Alessandro Manzoni! Ma per l’apoteosi della dabbenaggine e per comprendere di che pasta sono fatti in quel Ministero che fu dell’Educazione e che è dell’Istruzione, ci voleva pure quest’affronto. Ci voleva pure che il nulla assurgesse a traccia per questi maturandi trattati da imbecilli. Ragazzi che già in colpevole (non loro!) ritardo scoprirono Ungaretti, Quasimodo, Montale, Pascoli, che arrivarono forse a sentir parlare di D’Annunzio e Pirandello e Soffici e Papini e Alda Merini ma che non ebbero mai la ventura d’imbattersi in nessun Caproni. Già, colpevoli questi nostri ragazzi. E perciò da punire. Nel loro giorno più complicato. Quello del massimo della tensione che spalanca le porte della vita. Con questa traccia che, comunque, sarà ricordata. Solo come una pazzesca cagata.