Caos Siria, Mosca avverte gli Usa: «Pronti a colpire anche i vostri aerei»

«Qualsiasi velivolo, inclusi gli aerei e i droni della coalizione internazionale, individuato dalle forze russe nella zona delle operazione a ovest del fiume Eufrate sarà considerato come obiettivo delle forze di difesa a terra e aeree». Parole inequivocabili, da tempi di guerra. Ma sono esattamente quelle utilizzate dal ministero della difesa russo in un comunicato in cui, dopo il recente abbattimento, da parte di forze statunitensi di un aereo militare siriano, annuncia la chiusura delle comunicazioni con gli americani sulle operazioni militari in Siria. Comunicazioni, denuncia ora il Cremlino, che non sono state impiegate dagli Usa prima dell’abbattimento del jet siriano all’interno della base di al Sharyat.

Dopo l’abbattimento di un jet di Damasco

E che i destinatari del pesante avvertimento siano proprio gli americani si evince molto chiaramente anche dalla sollecitazione, da parte del governo di Mosca al comando statunitense, a condurre un’inchiesta approfondita e tempestiva su quanto accaduto ieri e a comunicarne l’esito così come le misure che intende adottare. L’abbattimento dell’aereo militare di Assad – recita ancora il comunicato russo – è «una cinica violazione della sovranità della Siria, una violazione flagrante del diritto internazionale e una aggressione militare contro la repubblica siriana».

La Russia: «Violata la sovranità della Siria»

Ma non è tutto: l’abbattimento dell’aereo militare della Siria in un raid americano ieri viene considerato dalla Russia come «un atto di aggressione e di assistenza al terrorismo». A parlarne in questi termini, citato dall’agenzia di stampa Interfax, è il vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov. «Il raid – ha aggiunto l’esponente del governo di Mosca –  prosegue la politica di Washington che ignora le norme del diritto internazionale». L’Amministrazione americana, almeno al momento, tace. Ma è fuori discussione che i toni di guerra usati dai russi difficilmente resteranno privi di risposta. In termini, ovviamente diplomatici e non militari. Dal destino della Siria dipende l’esito della guerra all’Isis.