Burocrazia letale, 64enne muore d’infarto mentre gli demoliscono casa

Muore d’infarto mentre gli demoliscono casa, la casa di un vita, acquisita in anni di sacrifici e rinunce. Ecco dove viviamo (e muoriamo): in uno Stato che la casa, quella in cui devi vivere e crescere i tuoi figli, non solo non si viene aiutati a trovarla, a pagarne i costi, a gestirne le problematiche, ma addirittura viene considerata – e tassata – come un bene di lusso e non di primaria importanza e, se teorie e prassi sull’abusivismo edilizio lo richiedono, rasa al suolo senza troppe cerimonie. Con buona pace di chi non ha altro posto in cui andare. E così, può succedere che, vittima della burocrazia che uccide – e in questo caso vale proprio la pena dirlo – un 64enne di Eboli, che non ha retto alla vista della demolizione della sua abitazione, e si accascia a terra vittima di un infarto proprio mentre il bulldozer infierisce con la ruspa su mura, tetto, porte e finestre, sgretolando una vita di ricordi. 

Colto da infarto mentre gli demoliscono casa

Dunque è successo: la disperazione ha preso corpo e messo a tacere il cuore di un uomo, morto di infarto mentre assiste alla demolizione della propria la casa. È accaduto tutto sabato scorso a Eboli (nel Salernitano), e come  scrivono Il Mattino e il Giornale in queste ore, tutto si è verificato a danno del 64enne Salvatore Garofalo, che viveva a Campolongo. In zona ci sono 12 case abusive: e d’accordo con il suo avvocato, l’uomo –persa ogni possibilità di ricorrere a vie legali – provvede a chiamare una ditta per provvedere all’abbattimento imposto dalle autorità giudiziarie. E così, viene stabilito che, circondata e recintata l’area, e iniziate le operazioni di allestimento del cantiere, si cominci a prendere a picconate e randellate l’abitazione di Garofalo. Il quale, alla vista della distruzione del simbolo di una vita di sacrifici – quelli sostenuto dall’operaio e dalla moglie che in quella casa vivevano con il figlio e i tre nipotini, tutti minorenni – non ha retto e ha avuto un malore fatale. «Il pensionato – riporta il sito dell’Ansa – viveva con un sussidio statale dopo il trapianto di un rene. Una vita difficile, la sua, finita in uno dei momenti più drammatici, che purtroppo si è rivelato tragicamente fatale. 

Rinvii e solleciti: poi il dramma

L’uomo, Salvatore Garofalo, 64 anni, malato terminale, ex bracciante agricolo, viveva in una casa in via Antonio Caracciolo, località Campolongo. Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Damiano Cardiello, per evitare la morte dell’uomo «sarebbe bastato il buon senso», tanto da argomentare la sua affermazione con la spiegazione dei fatti. «L’ingiunzione parte dal 2008 – spiega io legale – e lo scorso 23 maggio è stato notificato l’ordine di sgombero della casa, da attuarsi entro e non oltre il 7 giugno. Il 27 maggio ho depositato un’istanza di sospensione della demolizione, ma è stata rigettata. Il 7 giugno sono arrivati Carabinieri e Polizia Municipale per lo sgombero e ho convinto la moglie a fare la demolizione in proprio per evitare le ruspe». La demolizione «sarebbe dovuta iniziare il 17 e la ditta incaricata ha iniziato a recintare la casa e ad installare il cartello di inizio lavori». Vedendo tutto questo, però, Salvatore Garofalo non ha retto al dolore; nulla hanno potuto i sanitari del 118 intervenuti sul posto. Questa mattina sono stati celebrati i funerali nella Chiesa dell’Aversana. «Se si fosse attesa l’approvazione di un ddl in giacenza in parlamento, ormai in dirittura d’arrivo – conclude tristemente l’avvocato – la casa di Garofalo sarebbe finita in coda in quanto abitata».