Berlusconi: “Il centrodestra è uno solo e l’ho inventato io: unito e vincente”

«Non mi ero accorto che ci fossero due centro-destra. Io ne conosco uno solo, quello che ho inventato 23 anni fa e con cui abbiamo vinto molte elezioni a tutti i livelli». Silvio Berlusconi risponde così nel corso di una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. Il leader di Forza Italia che si sta riprendendo la scena politica ha spiegato i suoi piani per il futuro e raccontato del suo rinnovato impegno per far vincere le prossime elezioni politiche a una coalizione di centrodestra. Non si è sottratto nel parlare della situazione del centrodestra e del centrosinistra, della nuova legge elettorale e dell’immigrazione in Italia. Ha rivendicato  il suo ruolo trainante all’interno della coalizione che Beerlusconi ha definito un  “centro-destra unito, plurale, vincente. Una coalizione basata sui valori dell’Occidente liberale, all’interno della quale uomini e idee della destra democratica hanno trovato spazio e ruolo. Quale sarebbe l’altro? Quello della signora Le Pen – domanda Berlusconi – che ha garantito la vittoria della sinistra in Francia?». Le convinzioni di Berlusconi sono confermate dal risultato delle comunali. “Il baricentro lo decideranno gli elettori con il voto, finalmente. Per il momento, alle amministrative hanno scelto noi. A dimostrazione che un centro-destra con una forte componente liberale, moderata, ancorata al Ppe, è in grado di esprimere idee e persone giuste per vincere, ma soprattutto per governare bene le città e la nazione. In questo centro-destra, Forza Italia – che si è confermata il primo partito della coalizione per voti e per numero di eletti – ha una funzione trainante. È la prova che il vento è tornato a spirare nella nostra direzione”, sostiene il presidente di Fi.

Modello Genova

“In realtà Genova è stata considerata il prototipo di una coalizione che proietta il centro-destra oltre Berlusconi. L’ha vissuta come una forma di ammutinamento o come un fatto fisiologico della politica?”, è la domanda maliziosa del Correre a cui Berlusconi ha risposto così: «Io credo che gli elettori di Genova abbiano scelto, come avevo suggerito loro, un bravo sindaco, un manager prestato alla politica: Marco Bucci. Hanno dato un giudizio severo sulla sinistra, non sulle chiacchiere di Palazzo. E poi abbiamo ottenuto eccellenti risultati in molte regioni, dal Nord al Sud, grazie all’impegno dei nostri militanti e dirigenti: per tutti, vorrei citare una regione importante come la Lombardia, dove abbiamo vinto quasi ovunque, grazie anche al grande lavoro del nostro coordinatore Mariastella Gelmini. Ma tutti i nostri coordinatori regionali si sono impegnati con entusiasmo e passione». Insomma, la risèosta migliore si chiama buon governo. 

Ricandidatura

“Teme di non potersi ricandidare, visti i tempi della Corte di giustizia europea: se non le fosse possibile ripresentarsi, non sarebbe opportuno che — da fondatore del centro-destra — lanciasse un suo candidato?”, domanda il Corriere. «I delfini esistevano nelle monarchie – risponde Berlusconi-  e non sempre riuscivano a salire sul trono. Per quanto mi riguarda, alle elezioni ci sarò comunque. Anche se la Corte di Strasburgo non desse il suo verdetto in tempo utile, sarò in campo a guidare la campagna elettorale. Certo, sarebbe una clamorosa ingiustizia per milioni di italiani che non potrebbero votare il loro leader».

Il programma del centrodestra

Partendo dal buon risultato delle alleanze di centrodestra alle elezioni amministrative, Berlusconi ha detto che sta lavorando in prima persona a un nuovo programma politico, che ha chiamato “albero della libertà”, ossia la rappresentazine grafica dell’offerta politica: «le radici sono i nostri valori cristiani e i nostri principi liberali, i rami rappresentano i diversi problemi del Paese e i frutti sono le nostre proposte per superarli e far ripartire l’Italia. Ne citerò due. La flat tax, l’imposta piatta uguale per tutti, famiglie e imprese, al livello più basso possibile con una quota esente per i primi 12.000 euro, in modo da assicurare la progressività. E poi il reddito di dignità: di fronte alle cifre drammatiche sulla povertà in Italia serve assicurare un reddito minimo, appunto dignitoso, nel quadro di una riforma complessiva del welfare. Proprio nei giorni scorsi uno dei più prestigiosi think tank italiani, l’Istituto Bruno Leoni, ha avanzato in questa materia proposte molto simili alle nostre. È un’altra conferma del fatto che siamo sulla strada giusta».

Legge elettorale

«Insiste con il proporzionale, ma lei non era l’uomo del bipolarismo?”, è la domanda a cui Berluscioni risponde così: «Il bipolarismo l’ho portato io in Italia, quando ce n’erano le condizioni. Ma oggi gli italiani hanno deciso di non essere bipolari, e quindi dobbiamo rispettare la loro volontà, e non cercare di forzarla. I sistemi elettorali servono per garantire le decisioni degli elettori, non per coartare la loro libertà, costringendoli a scelte che non vogliono fare. Sono uno strumento, non un valore in sé, e in momenti storici diversi servono sistemi diversi».

Berlusconi: “A Prodi non è bastato essere stato umiliato tre volte?”

Dopo avere definito i grillini “una sciagura”, qualora il M5S dovesse governare l’Italia, Berlusconi risponde alle domade su Renzi: da rottamatore finirà per essere rottamato? «Si possono attribuire a Renzi due tipi di errori: ha atteggiamenti mutevoli che anche noi abbiamo subìto. E poi non si è mostrato in grado, per quella sua cultura politica tipica della sinistra democristiana, di realizzare quella vera modernizzazione della sinistra che sarebbe molto utile all’Italia. Tuttavia non si può non riconoscere che sia dinamico e determinato». Tranciante sulla domanda su “che effetto le ha fatto vedere Prodi tornare sulla scena?”. «Mi ha incuriosito. Significa che essere stato umiliato per tre volte dai suoi non gli è bastato», risponde impietoso Berlusconi.

Per quanto riguarda le previsioni circa la scadenza naturale della legislatura, il ragionamento di Berlusconi segue la logica: «Temo sia inevitabile, anche se preferirei che si votasse prima per tornare a dare finalmente la parola agli italiani». «Il voto in democrazia non è una patologia, è il normale esercizio della sovranità popolare».