Berlusconi: «Bene la coalizione, ma il proporzionale è ancora meglio»

È decisamente la vittoria più complicata della vita politica di Silvio Berlusconi, questa conseguita nei ballottaggi di domenica scorsa. Soprattutto perché c’è il rischio che per la prima volta nella storia del centrodestra, il successo non gli venga attribuito per intero. Troppo appaiate nei sondaggi Forza Italia e Lega Nord per poter trattare Matteo Salvini alla stregua di un ingombrante comprimario e troppo fresca e recente è la serie di cortesie parlamentari in favore del governo a guida Pd per poter rivendicare la giustezza di una linea. E questo spiega perché la sua lunga e articolata nota di commento ai risultati elettorali va soppesata in ogni sua virgola. Solo così, del resto, è possibile prefigurare gli scenari futuri, a partire dalla legge elettorale.

Berlusconi esalta il «profilo moderato» della coalizione

Berlusconi ne ha parlato partendo dalla «scarsissima affluenza alle urne». Ma l’astensionismo – ha avvertito – «è anche il sintomo di qualcosa di più grave», cioè di una disaffezione che porterebbe «una parte importante, forse maggioritaria» di italiani a non riconoscersi «in nessuna proposta politica». Una situazione che il Cavaliere giudica «preoccupante» e che addirittura «si aggrava» in presenza di «un sistema elettorale forza la volontà degli elettori e ne limita la libertà di scelta». Tradotto, significa addio al maggioritario e ritorno al proporzionale, ad un sistema – cioè – in cui ognuno corre per sé, senza obbligo di indicare preventivamente una leadership e dove le alleanze si fanno dopo e non prima del voto. Certo, il successo ottenuto dai candidati comuni impone a Berlusconi di non disperdere il valore dell’alleanza («il centrodestra è la prima coalizione politica del Paese»), ma anche in questo caso le sue parole sembrano più mirate a tracciare differenze che a colmarle. «Da questi risultati – si legge infatti nella sua nota – il centro-destra (con il trattino, ndr)  può partire in vista della sfida decisiva per tornare a guidare il paese, sulla base di un programma condiviso, che in larga parte già abbiamo, e di una coalizione fra forze politiche diverse, caratterizzata da un chiaro profilo liberale, moderato, basato su radici cristiane, secondo il modello di centro-destra (sempre con il trattino, ndr) vincente in tutt’Europa e oggi anche in Italia».

Ma né Salvini né la Meloni aderiscono al Ppe

Tutto chiaro se non fosse che né Salvini né Giorgia Meloni sono riconducibili allo schema dei Popolari europei, cui Forza Italia aderisce. Lo stesso tono agrodolce Berlusconi lo usa all’interno del suo partito: il riconoscimento a Toti, il più ostinato nel preservare l’alleanza con Lega e FdI-An, per la storica vittoria di Genova e La Spezia è stato infatti subito annacquato dal ringraziamento «all’ottimo lavoro dell’intera dirigenza e dei coordinatori di Forza Italia». Infine, il cappello sul successo: «Sono contento e grato agli elettori del fatto che questi miei appelli siano stati ascoltati. È una responsabilità forte nei loro confronti che avverto pienamente, e della quale sono pronto a farmi carico, con Forza Italia e tutta la coalizione». Sì, decisamente è una vittoria complicata.