Berlusconi avverte Salvini: “Noi importanti, anche io sarò in piazza”

Il centrodestra è vivo e vegeto. E Forza Italia resta determinante, anzi può diventare il fulcro portante della futura coalizione. Silvio Berlusconi, raccontano, è soddisfatto delle amministrative, dove il centrodestra unito è riuscito ad arrivare al ballottaggio in 21 comuni, conquistando Frosinone al primo turno. Un risultato che fa ben sperare per le prossime politiche. L’ex premier è convinto che unito, quello che era il vecchio Pdl, può tornare a vincere. Ma nessuno si faccia illusioni, Matteo Salvini in primis: senza Fi il centro destra non esisterebbe. Soprattutto al Centro e al Sud. Le comunali, in particolare, secondo il ragionamento dell’ex premier, hanno dimostrato che gli italiani preferiscono un centrodestra moderato, non certo populista e antieuropeo. Ora ad Arcore attendono le proiezioni con i voti di lista per fare una valutazione più approfondita, in termini di alleanze. Certamente, l’asse con la Lega ha retto, almeno a livello locale, resta però il problema del rapporto tra i leader, ovvero Berlusconi e Salvini, che resta molto freddo. A Berlusconi, riferiscono, non sarebbe affatto piaciuta la frase pronunciata ieri sera al caldo dal segretario di via Bellerio (”Il centrodestra unito a trazione leghista dà i propri risultati”), ne l’appello per il maggioritario (“Silvio scelga il maggioritario e non il proporzionale per dire prima mi voti e poi vediamo”), che a palazzo Grazioli è suonato più o meno come un ultimatum.

Berlusconi non ha gradito i toni salviniani

I toni salviniani, insomma, non sono stati graditi dal leader forzista, che continua a veder rosso quando gli parlano di listone unico con il Carroccio. Ben venga, invece, l’allenza con Giorgia Meloni. Tra gli azzurri però molti mettono in guardia la presidente di Fdi dal rischio di farsi inglobare. Il centrodestra, comunque, è tornato. A Palazzo Grazioli registrano i buoni risultati di Fi in Lombardia (in tutti i capoluoghi, ovvero Como, Monza e Lodi il centro-destra va al secondo turno così come in tutti i centri più importanti tra cui Crema, Erba, Melegnano e Melzo, compreso Sesto, la Stalingrado d’Italia), nel Lazio (con Frosinone appunto), in Liguria (con il clamoroso exploit di Bucci a Genova). Chi tiene i conti sottolinea che il partito azzurro è certamente andato male a Palermo e Parma, ma in questo caso l’affermazione, rispettivamente, di Orlando e Pizzarotti, era prevedibile se non scontata. Preoccupa, invece, non poco il voto in Veneto, dove si sottolinea il flop di Fi a Padova e Verona.