Banche venete, altri 7 miliardi bruciati. Brunetta: “Tutta colpa di Padoan”

Il governo si appresta, con un Consiglio dei ministri convocato in fretta e furia per oggi, a stanziare 7 miliardi  per il salvataggio delle banche venete. E’ l’ennesimo caso di incapacità dei governi targati Pd che peserà sui contribuenti italiani. Non fa sconti all’esecutivo Renato Brunetta, che critica duramente Padoan.   “La crisi delle banche venete – scrive si Facebook il presidente dei deputati di Forza Italia –   va avanti ormai da alcuni anni ma gli ultimi governi di sinistra l’hanno voluta  tenere nascosta, per meri interessi elettorali. Ora che la situazione  è arrivata al punto di non ritorno, il ministro Padoan ha passato una  notte in bianco tra Palazzo Chigi e il Mef per poter emanare nella giornata di oggi (semmai ci riusciranno) il decreto last minute che dovrà gestire il salvataggio di Veneto banca e Popolare di Vicenza, in tempo utile prima della riapertura degli sportelli, che in assenza del decreto non potrebbero neanche riaprire”.  

 “Miliardi andati in fumo in pochi mesi”

“Il governo – sottolinea Brunetta- ha avuto almeno 5 anni per  risolvere il problema dei due istituti ma si è ridotto a convocare un Consiglio dei ministri d’urgenza (ancora non ufficializzato), in una  domenica di inizio estate, dopo una notte di estenuanti trattative con Banca Intesa per definire il perimetro della bad Bank, ovvero di tutto quanto resterà a carico del Tesoro e quindi dei contribuenti”. Con questa soluzione, rileva Brunetta, “la sola vincitrice sarà banca Intesa, che per un solo euro si comprerà la  parte buona delle due banche. Non ce l’abbiamo con Carlo Messina: lui  è un banchiere e giustamente fa gli interessi dei suoi azionisti.  Intesa, assieme al resto del sistema bancario, ha già messo e perso  moltissimi soldi tramite il fondo Atlante, per tentare di mettere in  sicurezza le due banche venete. Miliardi di euro andati in fumo in  pochi mesi. Impossibile chiedergli altri sforzi”.

“Ignorate le soluzioni alternative”

La colpa, aggiunge Brunetta, “è semmai del ministro del Tesoro Padoan, che invece non ha fatto gli interessi dei contribuenti. C’erano delle soluzioni alternative che non sono state considerate come dovevano.  Per le due banche  erano infatti arrivate al Tesoro offerte da 4 fondi  esteri, che però sono state inspiegabilmente rifiutate. Per quale  motivo? Nessuno lo sa. Così come offerte erano arrivate da due fondi  esteri per l’acquisto delle quattro popolari fallite, anch’esse  ritenute non congrue, salvo poi svendere le banche a Ubi, anche in  quel caso per la simbolica cifra di un euro. Un altro inspiegabile errore che è ricaduto sugli italiani”. E così, rileva, “il costo del salvataggio delle banche salirà a ben  più dei 20 miliardi stanziati dal Governo con il decreto Salva Risparmio. I soldi previsti per il salvataggio di Mps, infatti,  andranno quasi tutti esauriti per quello delle due banche venete.  Tutto a carico dei contribuenti italiani e senza che nessuno riesca  ancora a capire quanti soldi serviranno per risolvere una volta per  tutte questa crisi”.