Ballottaggi, urne aperte: ecco come il centrodestra può asfaltare Renzi

L’avamposto del centrodestra è in Liguria, Genova e La Spezia da prendere con una mossa rapida e strategica, come in una mano di Risiko dove i dadi girano finalmente dalla tua parte. Ma anche in Piemonte, ad Alessandria e Asti, in Veneto, a Padona e Verona, in Lombardia, in Toscana e nel Lazio si giocano sfide importanti, così come al sud, dove il centrodestra può trionfare a Catanzaro, Lecce, Taranto.

Le urne dei ballottaggi all’ultimo voto, e all’ultimo raggio di sole, visto il meteo,  si sono aperte oggi alle 7, chiuderanno alle 23, per il secondo turno delle elezioni amministrative più importanti degli ultimi anni. In tutto sono 111 i comuni delle regioni a statuto ordinario, del Friuli Venezia Giulia, della  Sicilia e della Sardegna interessati al voto, con 22 capoluoghi e 3  capoluoghi di regione coinvolti. E’ lì, nelle roccaforti rosse, nelle grandi città, che si gioca la sfida politica tra Renzi e il resto del mondo politico. I cittadini chiamati al voto sono  4.304.739, a fronte di una popolazione complessiva di 5.147.415. L’11  giugno l’affluenza alle urne è stata al 60,07%. Per oggi il timore di un crollo, dovuto anche alle temperature che inducono alla gita al mare, sono forti.

Il centrodestra può mandare a casa Renzi
sfondando nei ballottaggi

Nei ballottaggi di domenica i candidati di centrosinistra partono in testa in 45 Comuni, quelli di centrodestra sono risultati primi in 44 Comuni e secondi in 33 Comuni. Un solo candidato M5S è in vantaggio per il secondo turno.

A Genova si gioca la partita più importante: il candidato del centrosinistra, Gianni Crivello (33,9% al primo turno) rischia di essere asfaltato anche al ballottaggio dal candidato di centrodestra Marco Bucci, che ha ottenuto quasi il 39% due settimane fa. Ma su Crivello convergeranno anche i voti di Paolo Putti, sostenuto da Sinistra italiana e Possibile di Pippo Civati. Lo schema di Ulivo renziano, che l’ex premier sta provando a riesumare senza Prodi, potrebbe quindi fallire al primo esperimento facendo vacillare subito la fragile leadership di Renzi, che non a caso s’è tenuto fuori dalla campagna elettorale. E’ praticamente sparito dai radar. Il centrodestra spera nel colpo grosso anche a La Spezia, dove Paolo Manfredini (25%) del Pd è arrivato secondo dietro al candidato del centrodestra Pierluigi Peracchini (32,6%). Anche qui  i bersaniani proveranno a salvare il piddino, così come a Piacenza, dove Paolo Rizzi (28,1%) se la vede con la candidata del centrodestra Patrizia Barbieri (34,7%).

Ballottaggi, il nord è stanco del Pd
e il centrodestra a trazione leghista ci prova

In Friuli, a Gorizia, il candidato del Pd Roberto Collini (22,68%) avrà vita difficile contro il candidato di Forza Italia e del centrodestra Rodolfo Ziberna (49,88%). Sfide emozionanti anche in Piemonte. Ad Asti, dopo i riconteggi, sarà il candidato del M5s, Massimo Cerruti, ad andare al ballottaggio con Maurizio Rasero del centrodestra. Ad Alessandria, la sindaca uscente Maria Rita Rossa, che al primo turno ha ottenuto il 31,94% dei consensi, se la vede con il candidato del centrodestra Cuttica Di Revigliasco (30,25%)  mentre a Parma la sida è tra l’ex grillino Federico Pizzarotti e il piddino Paolo Scarpa ma con l’incognita di quel 19,3% dei consensi che era andato alla candidata di destra Laura Cavandoli.

A Padova Sergio Giordani del centrosinistra (29,2%) prova a farsi aiutare dalla lista civica di Arturo Lorenzoni contro il leghista Massimo Bitonci (40,2%, al primo turno) mentre a Verona i Dem invitano a votare la compagna dell’ex sindaco Tosi, Patrizia Bisinella, pur di non far vincere il leghista Federico Sboarina (29,3%). Belluno, invece, è ipotecata dall’ex sindaco del Pd Jacopo Massaro, (46,2% al primo turno) che se la vedrà con Paolo Gamba del centrodestra (25,1%).

In Lombardia, a Como, Mario Landriscina (34,77) del centrodestra e Maurizio Traglio (26,89%) del centrosinistra si sfidano sul filo di lana, a Lodi la candidata leghista Sara Casanova, con il suo 27,32% del primo turno punta a battere  l’esponente del centrosinistra Carlo Gendarini (30,62%) mentre a Monza è sfida all’ultimo voto tra Roberto Scanagatti (39,9%) del centrosinistra e Dario Allevi (39,8%) del centrodestra.

A L’Aquila, l’esponente del centrosinistra  Americo Di Benedetto va al ballottaggio contro Pierluigi Biondi (35,8%) del centrodestra, a Catanzaro il candidato del Pd Vincenzo Ciconte (31%) al primo turno insegue Sergio Abramo del centrodestra (39,7%) mentre a Taranto il ballottaggio è un testa a testa tra Rinaldo Melucci (17,9%) e il centrodestra rappresentato da Stefania Baldassari (22,2%). Anche qui, i bersaniaeni promettono voti al piddino  di turno. 

In Puglia, a Lecce, grande vantaggio per Mauro Giliberti, il candidato sostenuto dal centrodestra. Il candidato dem, Carlo Maria Salvemini, al primo turno ha ottenuto il 28,9% (contro i 45,29 dell’avversario) ma decisivi saranno i voti del candidato Udc, Alessandro Delli Noci, che al primo turno aveva ottenuto il 16,90%. A Taranto duello tra centrodestra e centrosinistra, Stefania Baldassarri contro Rinaldo Melucci, con i voti di Mario Cito, figlio del famoso Giancarlo indipentista pugliese, (12,46%) probabilmente decisivi, mentre il M5S s’era fermato al 12,43%.

 A Trapani, in Sicilia, il ritiro del candidato di centrodestra Girolamo Fazio, rimasto coimvolto in inchieste della magistratura, ha lasciato campo libero a Pietro Savona del centrosinistra. In Sardegna, a Oristano, si sfidano Andrea Lutzu (29,60%), del centrodestra e Maria Obinu (21,84%), del centrosinistra. 
  
Nel Lazio, a Rieti, c’è aria di trionfo per Antonio Cicchetti del centrodestra (47,29%) al primo turno. In Toscana, a Lucca, Alessandro Tambellini (37,48%) sfida Remo Santini del centrodestra (34,96%) mentre a Pistoia Samuele Bertinelli (37,52%) prova a resistere ad Alessandro Tomasi di Fratelli d’Italia (26,68%), sostenuto in prima persona da Giorgia Meloni e da una coalizione che comprende anche Lega e Forza Italia.

E’ un centrodestra unito, quello che domani proverà a scalare i campanili, lo stesso che a livello nazionale non trova la quadra ma cerca la spinta dal territorio dove si contano i voti e non le mosse sulla scacchiera della politica.