Antonio Pennacchi, il fasciocomunista, ora traduce favole per le nipotine

Se c’è una cosa che mai ti aspetteresti dallo scrittore ex operaio Antonio Pennacchi, tipo burbero e genuino, è un libro di favole. E invece è accaduto: il romanziere pontino, che come nessun altro ha celebrato la sua città, Latina-Littoria, ha tradotto per Mondadori in rima una favola danese, Brutto gatto Maledetto!, frutto della collaborazione di Lene Ewald Hesel e Jon Ranheimsaeter. E’ la storia di un vecchietto, che guarda caso si chiama Antonio, e di un gatto che ostinatamente vuole abitare nella sua casa. Inutile sottolineare che il vecchio Antonio nelle illustrazioni è molto somigliante allo stesso Pennacchi… Una lunga filastrocca che sembra funzionare benissimo: dunque questa incursione nella letteratura per ragazzi non può certo dirsi insoddisfacente.

Del resto Antonio Pennacchi è capace di trasformare ogni materiale della vita cui mette mano in una storia archetipica. Lo ha fatto con la sua stessa vita, nel romanzo Il fasciocomunista (dal quale è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico, 2007) e trasformando in racconto epico la storia della sua famiglia di bonificatori della palude pontina. Ne è venuto fuori un romanzo, Canale Mussolini, che ha vinto il premio Strega (2010), cui ha dato anche un seguito con un secondo libro, Canale Mussolini. Parte seconda (2015). Pennacchi non ama solo la letteratura. E’ anche interessato alla storia e ha raccontato il “miracolo” delle città di fondazione con il piglio e l’autorevolezza di un esperto di ricerche storiografiche, il risultato è il libro Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (2008).

Pennacchi è un personaggio anticonformista, dice sempre quello che pensa, non concede nulla al mainstream, va poco in tv e quando ci va si mette a litigare. La sua teoria sulla scrittura è che a un certo punto le storie bussano al cuore di chi le deve scrivere e lo scrittore non può fare altro che dare libero sfogo a quell’urgenza. Parlando del romanzo Canale Mussolini ha spiegato: “I miei morti mi circondavano, premevano perché scrivessi, e io l’ho fatto”. Poco si deve all’invenzione, dunque, molto allo scrittore come medium. Una teoria antica, e che nel caso di Pennacchi ha dato buoni frutti. Tutti libri che vale la pena di leggere.