36 anni fa la morte di Rino Gaetano. Le 7 canzoni passate alla storia (video)

Il 2 giugno del 1981 moriva in un incidente stradale Rino Gaetano. Aveva 31 anni, l’incidente a Roma sulla via Nomentana, molto simile nelle dinamiche a quello che aveva portato via Fred Buscaglione, evoca tuttora paralleli tra le vite dei due artisti. Il cantautore crotonese, romano d’adozione, come l’interprete di “Eri piccola così”, era stato un vero e proprio uragano nella musica pop italiana. La traccia della sua opera, 36 anni dopo, resta ancora indelebile. Rino Gaetano non ha lasciato eredi, ma vanta tuttora numerosi tentativi di imitazione. Tra quelli che più lo ricordano nella ricerca di testi non banali e di soluzioni  innovative e allo stesso tempo popolari, probabilmente il più simile è Francesco Gabbani. Analoga leggerezza, simile disincanto. Ma il parallelo si ferma qui: perché Rino Gaetano è stato unico nella storia della musica pop. Ecco 7 brani che lo hanno rappresentato al meglio.

  1. Con Gianna Rino Gaetano irrompe a Sanremo con una canzone definita “non sense”. Smonta i luoghi comuni e conquista il pubblico. Al Festival dei Fiori, dove cuore fa sempre rima con amore, il cantautore calabrese (supportato dal gruppo dei Pandemonium) prende in giro giuria e platea. Risultato: terzo posto. Ma rimane nell’immaginario popolare il vincitore assoluto.

 

2. Petrolieri arabi, consumismo e crisi della benzina. È il 1977. In tre minuti con Spendi spandi effendi Rino Gaetano racconta la situazione degli anni ’70 e della crisi petrolifera meglio di un saggio di economia. Con ironia graffiante e amara.

3.  In Aida, la storia d’Italia raccontata attraverso gli amori e gli umori di una donna che si chiama Aida. Quasi un caustico Bignami della storia d’Italia, declamato al ritmo di una marcia, in un dissacrante inno nazionale.

 

 

4. Ma il cielo è sempre più blu, una delle canzoni più note di Rino Gaetano. Saccheggiata da partiti politici, spot pubblicitari, cantanti di talent show, è soprattutto un capolavoro nella sua originalità. Scritta smontando tutte le regole di scrittura di un testo. Uno sterminato e amaro elenco di peccati e peccatori, vittime e carnefici dell’Italietta degli anni ’70. Ancora più attuale, anche a distanza di 40 anni.

 

5. A mano a mano Il brano è un classico del repertorio di Riccardo Cocciante. Quando Rino Gaetano la esegue con i New Perigeo, nella tournee che vedeva i due cantautori impegnati insieme, nessuno si aspetta che la canzone diventi altro, una cosa completamente diversa. Non è più una cover, ma un brano che si plasma sulla pelle di Rino. Lui, che ha sempre faticato a cantare l’amore, con il brano di Cocciante si sente in libera uscita e si permette una interpretazione struggente e irripetibile.

6. Mio fratello è figlio unico rompe gli schemi della musica popolare e descrive un italiano che non si rassegna all’omologazione. Una canzone d’autore dirompente, capace di strappare sorrisi anche nei passaggi più crudi. Una canzone di denuncia, senza perdere la leggerezza.

7. Nun te reggae più fece infuriare i potenti e tutte le caste d’Italia. Uno dei maggiori successi di vendite di Rino Gaetano. Il coraggio (o la follia) del cantautore calabrese, quello di fare nomi e cognomi dei potenti, nomi di partiti, industriali, calciatori, vip, giornalisti, sportivi. Antesignano del Vaffaday di Beppe Grillo.  Anche in questo caso,  basterebbero poche modifiche e qualche aggiornamento nei suoi protagonisti, il brano rimane più attuale che mai.