Vietato dire all’alunno “quest’anno ti boccio”: la Cassazione fa tremare i prof

Quella frase non s’ha da dire. «Occhio che quest’anno ti boccio» è una minaccia che all’alunno potrebbe risultare insopportabile, secondo la Cassazione, che mette sul chi va là le maestre e i professori italiani. Nell’imminenza della volata finale dell’anno scolastico, la Cassazione ribadisce, con una serie di sentenze, in particolare la 47543 del 2015, che il docente non può avvisare l’alunno, come faceva il maestro Roberto Benigni allo sventurato Giachetti in “Non ci resta che piangere”: il maestro che pronuncia quella frase rischia di violare l’articolo 571 del Codice Penale e di commettere il reato di “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina”.

Secondo l’articolo in questione, “chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo, se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni”.

Una sentenza che ridimensiona ancora i più il ruolo degli insegnanti e gli toglie potere nei confronti dei ragazzi, verso i quali è diventato davvero difficile esercitare l’autorità che deriva dalla gestione di un’aula scolastica. Sentenze come quella della Cassazione appaiono quantomeno bizzarre e di abusi, francamente, non se ne trovano tracce in quelle parole che da decenni si sentono risuonare in tutte le scuole del mondo.