Vergogna Italia: l’Inps toglie la pensione di 8 euro a un alpino invalido di guerra

Sta faccendo il giro del web una storia che merita di essere rilanciata come emblema dell’ingratitudine che a volte il nostro Paese dimostra verso chi più ha sacrificato di se stesso. È la storia di Serafino Preda, alpino 95enne di Valbrembo (Bergamo) che si è visto cancellare il contributo di guerra dall’Inps, che gli ha addirittura chiesto indietro i soldi versati “indebitamente”. L’anziano alpino, come leggiamo su Libero Quotidiano, vive da 75 anni con due schegge di metallo nel corpo, in un polmone e in una gamba, da quando venne mandato poco più che maggiorenne a combattere in Russia, a Rostov. La sua guerra Serafino la combatte ogni giorno, le due schegge di metallo stanno lì a ricordarglielo. Come è potuto accadere questo scempio?  Stando alla raccomandata della direzione provinciale Inps di Bergamo,  l’alpino non ha più diritto alla maggiorazione che prendeva sulla sua pensione. “Una beffa, tanto più che si parla di 203,13 euro, per il periodo da gennaio 2014 a novembre 2015: poco più di 8,8 euro al mese.Una beffa che i figli dell’ alpino hanno voluto denunciare, per evitare che casi come il loro si possano ripetere e cadere nel silenzio”, leggiamo sui siti che stanno diffondendo la vergognosa storia.  «Come è possibile che adesso papà non abbia più diritto a qualcosa che percepisce dalla guerra – si chiede  il figlio Lucio -? Mio padre ha convissuto con le sue ferite per una vita, andando fiero di aver servito la patria in giovane età, strappato dal Paese e mandato al fronte. E ora che cosa dovrebbe fare? Presentare ricorso per poche centinaia di euro?».

Bizantinismo burocratico, sancito dalla Fornero

La vergognosa richiesta ha motivazioni burocratiche: a motivare il provvedimento sarebbe il divieto di cumulo di pensione di anzianità, reversibilità della moglie defunta e quota da reduce, sancito dalla Legge Fornero. Sulla vicenda è stata depositata un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro del Lavoro e del Welfare, visto che con questa logica si potrebbero toccare le pensioni di altri reduce ed invalidi di guerra.  Serafino, però non si scompone: «la guerra l’ho fatta. Malgrado quel che dice l’Inps». La richiesta dell’Inps risulta essere frutto di un bizantinismo all’italiana, “che comincia con una legge del 1970 sui contributi agli invalidi di guerra e s’infila nei meandri delle logiche perequative della Legge Fornero” (sempre lei) leggiamo sul Corsera: “la pensione dell’alpino dal 2014 viene tagliuzzata, sparisce il versamento per servizio in prima linea, se ne chiede anzi indietro una quota. La situazione non riguarda solo Preda, tanto che la materia è all’esame dei tribunali amministrativi. «Di certo, ciò che è stato trattenuto non verrà risarcito — concludono Lucio e Franca —. Chi vota leggi e poi non rinuncia a vitalizi almeno rifletta sull’amarezza che causa. Combattere e vivere con due pezzi di ferro nel corpo è stato ed è un handicap per papà. Anche se non abbastanza, per lo Stato».

I figli del reduce: “Tutto inutile”

I figli di Serafino hanno deciso di andare a fondo alla questione ma è stato inutile. Diono al Corriere: “Abbiamo girato uffici su uffici, ma niente. Come è possibile che adesso papà non abbia più diritto a qualcosa che percepisce dalla guerra? Che quella ferita nel 2014 sia sparita per la burocrazia? Ci dicevano: fate ricorso. Abbiamo gettato la spugna, non è una questione di soldi, ma di rispetto. Chi ha combattuto per lo Stato viene trattato così?”. Già, il rispetto…