Venezuela, oggi marciano le donne. Ma per Maduro chi protesta è fascista

L’ultima vittima del governo comunista venezuelano di Nicolas Maduro è un leader studentesco impegnato nelle proteste contro il regime, che è stato
assassinato durante un’assemblea universitaria al politecnico dello Stato di Anzoátegui. Il giovane, Juan Lopez, 28 anni, è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco sparati da diverse persone armate. Lo ha detto al quotidiano El Nacional José Brito, deputato di questo Stato. Ma le vittime della repressione chavista in poche settimane sono molte più di trenta. Intanto oggi si svolgono due marce distinte: da una parte le donne venezuelane prostrate da mesi di miseria nera; dall’altra le donne del partito di Maduro che dicono quant’è bravo il presidente. In Venezuela, potenzialmente uno dei Paesi più ricchi del pianeta, non si trovano i generi di prima necessità. L’attivista per i diritti umani, Lilian Tintori, insieme con il coordinatore del Primero Justicia (PJ), Amelia Belisario, ha infatti indetto nei giorni scorsi una marcia delle “donne contro la repressione”. Le donne, diverse migliaia, si sono trovate stamattina a piazza Chacaíto Brion a Caracas, per poi marciare verso la sede del ministero degli Interni e della Giustizia, per chiedere al ministro Padrino Lòpez di far cessare la brutale repressione. Belisario ha chiesto alle donne mobilitare di vestirsi di bianco e di portare con loro una rosa bianca e la bandiera del Venezuela.

Venezuela come il Cile di Allende: “caceloras” in piazza

Tale protesta ricorda molto la protesta dei caceloras in Cile, quando le donne cilene protestavano contro la presidenza socialista di Salvator Allende che aveva ridotto il Paese alla fame. Il presidente della Federazione dei Centri universitari dell’Università centrale del Venezuela, Rafaela Requesens, ha detto che il movimento studentesco sfilerà in marcia insieme con le donne venezuelane. Ma la dittatura chavista di Maduro ha già preso le sue contromisure: in difesa della cosiddetta rivoluzione bolivariana infatti, il Partito Socialista Unito delle donne del Venezuela ha indetto sempre per oggi  una grande mobilitazione in difesa della Costituente nazionale, con cui Maduro si è di fatto concentrato tutti i poteri, e la rivoluzione bolivariana. Le donne del regime si sono radunate su piazza Bolivar un’ora prima delle loro colleghe anti-Maduro. Le donne socialista chiederanno al governo di sveltire i tempi delle riforme. L’ultima delle tante manifestazioni anti-Maduro a Caracas ha causato un morti, in ragazzo, e trecento feriti. I manifestanti hanno accusato le guardie di Maduro di brutale e selvaggia repressione. Il presidente Maduro ha annunciato la convocazione di una nuova Assemblea costituente per “riformare lo Stato”. “Io non voglio la guerra civile”, ha scandito, parlando ai suoi sostenitori a Caracas, mentre nel resto del Paese continuavano gli scontri tra la popolazione e la polizia. Quindi, l’annuncio che, sulla base delle “prerogative presidenziali come capo di Stato convoco il potere costituente originario per ottenere la pace che serve alla Repubblica e per sconfiggere il golpe fascista“.