Venezuela alla fame, Maduro non cede. Ma l’Italia non pensa a sanzioni

Il dittatore venezuelano Nicolas Maduro ha nuovamente prorogato lo stato di emergenza economica in vigore dal gennaio 2016, anche a seguito dell’ondata di proteste delle ultime sei settimane ha provocato 42 persone e oltre 100 feriti. Questa misura, rinnovata per la settima volta, per un periodo di 60 giorni permette al capo di Stato socialista di limitare le “garanzie” costituzionali e prendere misure speciali di carattere “sociale, economico, politico e giuridico”. Secondo il testo, infatti, Maduro può “progettare e implementare piani speciali per la sicurezza nazionale per affrontare le azioni destabilizzanti che minano la pace della nazione, la sicurezza personale e la protezione di strutture e di beni pubblici e privati”. In vdenezuela la popolazione è letteralmente alla fame, mancano tutti i generi di prima necessità. Lo Stato sudamericano è ricchissimo di petrolio , smeraldi e altre risorse minerarie e ortofrutticole, oltre al comparto turistico.

Rafforzato il contingente dell’Arma al consolato

Ma il governo italiano, anziché adottare sanzioni contro quella dittatura, stanzia dei fondi. La Farnesina ha predisposto un “piano straordinario per un milione di euro a sostegno degli italiani più vulnerabili” colpiti dalla crisi in Venezuela. Lo ha riferito il Ministro degli esteri, Angelino Alfano, nel suo intervento in Aula al Senato, ricordando che “a fronte di una situazione preoccupante anche per i rischi che coinvolgono quasi 150.000 cittadini italiani residenti nel Paese, l’Italia ha continuato a cercare di favorire soluzioni politiche al grave stallo istituzionale e alla crisi economica e sociale in atto”. “Stiamo cercando – ha detto Alfano – di fornire loro sostegno e assistenza, nonostante i margini di azione consentiti dal governo di Caracas siano molto limitati”, ha sottolineato il ministro, riferendosi alla “nostra disponibilità, rimasta inascoltata, ad inviare aiuti alimentari e farmaci per ovviare alla carenza di farmaci salvavita che esiste nel Paese”. Si è inoltre deciso, ha continuato il ministro, di “rafforzare le risorse umane della rete diplomatica consolare che opera nel Paese”, anche con l’assunzione di personale preposto all’assistenza dei connazionali fino al massimo consentito. Personale che, ha ricordato Alfano, lavora in condizioni di disagio e rischio elevatissimo e per la cui sicurezza si è deciso di “rafforzare anche il contingente di carabinieri presso il consolato generale di Caracas”.