Usa, malgrado i tribunali “dem”, diminuiscono i visti ai musulmani

Anche se il muslim ban di Donald Trump rimane bloccato da alcuni tribunali, i dati indicano che le autorità Usa ad aprile hanno rilasciato quasi il 20 per cento in meno di visti di ingresso per i cittadini provenienti da una cinquantina di Paesi arabi o islamici, rispetto allo stesso mese del 2016. Lo riporta Politico, sottolineando che se si prendono in esame solamente i Paesi arabi, la diminuzione dei visti di ingresso arriva quasi al 30 per cento. Per quanto riguarda invece i sei Paesi oggetto del muslim ban (poi bloccato dalla magistratura) emesso dall’Amministrazione Trump a marzo, vale a dire Iran, Siria, Sudan, Somalia, Libia e Yemen, il calo è del 55 per cento. Il Dipartimento di Giustizia di Washington ha annunciato che per quanto riguarda invece il travel ban – il divieto di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini provenienti da sei paesi a maggioranza islamica voluto da Donald Trump – adirà la Corte Suprema. Per l’Attorney General Jeff Sessions l’ordine esecutivo voluto da Trump “rientra pienamente nell’autorità conferitagli per legge al fine di garantire la sicurezza della nazione”. “Al presidente – si legge in una dichiarazione diffusa dal Dipartimento – non viene richiesto di ammettere persone provenienti da Paesi che sponsorizzano o tutelano il terrorismo, a meno di non stabilire che possano essere propriamente controllate e non rappresentino un rischio per gli Stati Uniti”.

Trump adirà la Corte suprema per il travel ban

L’annuncio di Sessions arriva a poche ore dalla pronuncia con cui la Corte d’Appello del quarto circuito di Richmond, in Virginia, ha confermato la sentenza di un tribunale del Maryland che sospendeva l’entrata in vigore dell’ordine esecutivo di Donald Trump. Il nuovo travel ban – adottato il 6 marzo dopo essere stato rivisto da Trump e modificato rispetto al testo del 27 gennaio, contestato dalle sentenze di diversi tribunali – opera secondo la corte di Richmond una discriminazione sulla base della religione: il testo prevede una sospensione di 90 giorni sugli ingressi di cittadini provenienti da Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen seppure con limitazioni rispetto alla versione originaria e con la possibilità di singole eccezioni. Inoltre il testo non contempla più l’Iraq, oltre a non contenere più riferimenti espliciti alla religione. Come il precedente ordine esecutivo anche il secondo sospende il programma per i rifugiati per 120 giorni e riduce il numero annuale dei rifugiati da 120mila a 50mila. E’ proprio contro l’ultima sentenza, quella della Corte di Richmond, che il Dipartimento di Giustizia si propone di ricorrere in appello presso la Corte Suprema.