Un hotel nel palazzo fascista di Piacentini sede della Bnl. Il no di Ugl

In una lunga intervista al Corriere il presidente Luigi Abete ha annunciato, lo scorso 9 aprile,  l’imminente trasloco degli uffici della Bnl nella nuova sede di via Tiburtina, rivendicando anche la scelta di abbandonare la sede storica di via Veneto realizzata dall’architetto Marcello Piacentini e inaugurata nel 1937 che sarà “venduta al miglior offerente”. Per giustificare tale opzione Abete citava la necessità di «occupare spazi efficienti», il non potersi più permettere «manifestazioni di opulenza immobiliare» e il guadagno economico che deriverà dalla vendita. Indicava infine come auspicabile la trasformazione del palazzo in un albergo, facilmente alienabile «al migliore offerente» per la sua localizzazione al centro di via Veneto. 

Una notizia che ha messo in allarme l’Ugl-Credito che si sta mobilitando affinché lo storico edificio, opera del grande architetto Marcello Piacentini, non venga venduto con grave danno d’immagine per la Bnl, per Roma e per l’Italia intera. L’Italia  rischia di perdere un bene culturale di grande pregio, per il suo valore storico, per la specificità delle decorazioni esterne dell’edificio e degli affreschi presenti in diversi ambienti interni, molti dei quali richiamano momenti della nostra storia patria. Esiste infatti secondo l’Ugl Credito una soluzione alternativa a una vendita che costituirebbe  una rinuncia all’identità, alla memoria, alla storia di quella che era la Banca del Tesoro italiano. 

Il presidente Abete ricorda che, con l’entrata in funzione del palazzo di via Tiburtina, le sedi della Bnl, agenzie escluse, passeranno da 8 a 2.  Se ne deduce che il risparmio dei costi non si consegue unicamente con la messa in vendita del palazzo di Piacentini ma scaturisce dal complesso delle dismissioni. Oltre al palazzo in oggetto, la Bnl ha ceduto o si appresta a cedere altri due edifici limitrofi, con ingresso su via di San Basilio (adiacenti a un grande albergo già esistente sul punto!), un altro palazzo all’inizio di via Veneto (via Lombardia) e un grande edificio in piazza dell’Agricoltura all’Eur. Inoltre il palazzo piacentiniano è composto da due parti distinte, una monumentale che ospita il salone principale della Banca, la presidenza e la Direzione Generale dell’Istituto con ingresso su via Veneto e via Bissolati, e un’altra porzione di «minor pregio», forse realizzata in un secondo tempo, nel quale erano collocati gli uffici della Filiale di Roma della Bnl, con ingresso in via di San Basilio.

 

Le due porzioni dell’edificio i cui piani non sono nemmeno allineati (per accedere da una parte all’altra si scendono o salgono delle scale), sono agevolmente divisibili. Pertanto sarebbe possibile mantenere la parte monumentale del palazzo e alienare unicamente la parte «ordinaria». Con la vendita degli altri palazzi e della porzione del palazzo della Filiale, il «taglio dei costi» – o per dirla meglio l‘utile di bilancio per la capogruppo francese Bnp Paribas – sarebbe comunque assicurato.
Tutte le parti artisticamente vincolate della facciata e delle sale interne, oltre allo storico salone della Banca, sono infatti situate nella parte monumentale, all’interno della quale si trova la ricca collezione di quadri dell’Istituto (Canaletto, Lorenzo Lotto, Guttuso, De Chirico, Maffai, Savino, De Pisis) e molte statue di pregio, prima fra tutte quella di epoca romana raffigurante Antinoo, ammirata dalla scrittrice Marguerite Yourcenar, che la cita nelle note del suo capolavoro Memorie di Adriano.
Mantenere e salvare questo insieme di capolavori architettonici e artistici sarebbe un’opera meritoria e non certo qualificabile come «opulenza immobiliare». La Bnl potrebbe trasformare la parte nobile dell’edificio in biblioteca-museo, mantenendo anche eventuali spazi di rappresentanza. Potrebbe (e dovrebbe) farlo in proprio, oppure dovrebbe entrare nell’ordine di idee di affidare la gestione dell’edificio al Ministero dei Beni Culturali. Ridicola pare invece l’ipotesi di esporre  le oltre 5000 opere d’arte della collezione Bnl all’interno della Stazione Fs Tiburtina. 

Il patrimonio culturale italiano va salvaguardato e difeso. Meglio un museo pubblico che un albergo di lusso, in una zona della città già satura e con molti altri edifici vuoti e pronti al medesimo uso.