Uccidere (metaforicamente) Veneziani non è reato. Torna l’Inquisizione antifà

Credevamo che gli anni della Santa Inquisizione, che mandava al rogo innovìcenti per reati d’opinione, fossero passati. E credevamo che anche gli anni di piombo fossero passati. Ma non è così: l’intolleranza, faziosa e antidemocratica, dei soliti intellettualoidi della sinsitra, è ancora viva. Marcello Veneziani, giornalista, scrittore, saggista, che però ha la colpa imperdonabile di non essere di sinsitra, ha subito un attacco da parte di psicoanalisti antifascisti. La vicenda sconcertante è raccontata dallo stesso Veneziani sulla sua pagina Facebook: “Dunque, mi invitano a presentare a metà giugno il mio libro Alla luce del Mito a Siracusa in occasione delle tragedie greche rappresentate al Teatro. Qualcuno, non so chi, inserisce la mia conferenza dopo un seminario nazionale di psicanalisti del Cipa. Non vi dico che succede. Il clero degli analisti riuniti in una Congregazione del sant’Uffizio delibera l’ostracismo e scrive: “Marcello Veneziani è un ideologo dell’estrema destra, influenzato dal pensiero di Julius Evola, interprete di una retorica dogmatica che si colloca agli antipodi della ricerca scientifica in psicologia analitica… Consideriamo la sua partecipazione una pubblicità controproducente per la nostra disciplina e per la credibilità del progetto culturale che abbiamo in comune”. La cnsura è firmata da una serie di nomi del tutto sconosciuti. Tale Susanna Chiesa ringrazia i compagni “per aver dato voce al moto di protesta per la partecipazione di un personaggio come Veneziani”. Sergio Bucchieri invita alla militanza antifascista, e manda “saluti antifascisti” ai suoi compagni analisti. Oltre ai giacobini dell’ideologia, ci sono stati anche intellettuali che hanno fato la lor solidarietà a veneziani per l’ignobile quanto ingiustificata aggressione: Renato Cattaneo, che fa notare che si tratta di un “riflesso pavloviano dell’intellettuale di sinistra che appena sente parlare di Julius Evola mette mano alla pist… no alla penna intinta di veleno (buonista: a me il più indigesto)”. E aggiunge: “Veneziani, che conosco e leggo da anni, verso cui non ho particolare affezione, non è un ideologo dell’estrema destra. Se volete firmare, firmate pure, ma firmate consapevoli. Mi pregio di aver letto vari suoi libri, tra cui anche la sua tesi di laurea proprio sul pensiero di Evola. Ma allora anche Massimo Cacciari che è presente, insieme a Giorgio Galli o Emilio Servadio, nel libro Testimonianze su Evola (ed. Mediterranee). E potrei andare avanti con una pletora di citazioni”. Altra voce dissonante quella del filosofo Umberto Galimberti che scrive: “Marcello Veneziani, per me, è un pensatore di destra molto serio e intelligente. Ho letto da sempre i suoi libri, compreso l’ultimo, Alla luce del mito (Marsilio) che ho trovato a tal punto interessante da citarlo nella mia rubrica del sabato “D. La Repubblica delle donne”. Mi spiace che da parte della società analitica a cui appartengo abbia subito un simile rifiuto”. Anche Maurizio Nicolosi prova a obiettare: “Marcello Veneziani è giornalista e scrittore” e “non può essere considerato “fuorviante” il dibattito limpido con una posizione culturale che può non essere condivisa invocando dialogo e confronto”. E ricorda il codice etico del Cipa che parla di rispetto delle diversità e inclusione, nota Veneziani, che conclude amareggiato: “Ma sono stanco, non ho più voglia reagire a queste cose, di indignarmi, preferisco occuparmi d’altro. Provo pena, amarezza e schifo”. Ma noi diciamo al collega Veneziani: ci stupiamo del tuo stupore. Uccidere (anche se metaforicamente) un fascista non è ancora reato.