Tutti i numeri del voto di venerdì in Iran. Testa a testa tra Rohani e Raisi

Venerdì si terranno le elezioni presidenziali in Iran, le 12esime nella storia della Repubblica islamica, che molti interpretano come un duello tra Hassan Rohani e Ebrahim Raisi. Lo stesso giorno si terranno anche le elezioni amministrative. Ecco tutti i numeri del voto: 63.429 i seggi in tutto il Paese, 103 gli Stati in cui gli iraniani all’estero possono votare, 56.400.000 gli iraniani che hanno diritto di voto, 3 i candidati rimasti in lizza per la presidenza, 3 i dibattiti trasmessi in diretta tv tra i candidati, 350.000 gli uomini della sicurezza dispiegati e 500 i giornalisti stranieri accreditati. Intanto si apprende che il ritiro dalla corsa alla presidenza del candidato conservatore e attuale sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, non significa automaticamente voti in più per l’altro candidato del polo conservatore, Ebrahim Raisi, ma potrebbe favorire il presidente uscente, il moderato-riformista Hassan Rohani. Ne è convinto l’analista iraniano di International Crisis Group (Icg), Ali Vaez, che commenta il voto di venerdì. “Qalibaf probabilmente ha valutato il suo ritiro come una mossa vincente” a prescindere dall’esito delle elezioni. “Gli permette di evitare un’imbarazzante terza sconfitta alle presidenziali, che secondo i sondaggi appariva probabile, e allo stesso tempo di guadagnare punti con l’establishment nel caso il suo ritiro favorisca Raisi”, analizza l’esperto di Icg, il quale non è convinto che tutti gli elettori di Qalibaf convergano sull’altro candidato conservatore. “Qalibaf rappresenta la corrente modernista nel campo dei principalisti (conservatori, ndr), mentre Raisi rappresenta le fazioni ideologiche. L’ironia è che anche Rohani beneficerà del ritiro di Qalibaf”, spiega Vaez, secondo il quale il voto di venerdì è di fatto un ballottaggio tra Rohani e Raisi. “È probabile che la polarizzazione possa mobilitare l’elettorato e chiarire il risultato già al primo turno”, afferma. Secondo Vaez, “Raisi affronta una strada in salita” perché “non ha esperienza di governo, un programma chiaro e carisma”. Una sua eventuale sconfitta, spiega, sarebbe una “battuta d’arresto, anche se non fatale” anche per la sua ambizione di succedere all’attuale Guida Suprema (Ali Khamenei, ndr): “la popolarità non è fattore determinante per ascendere al vertice del potere nella Repubblica Islamica”. Tuttavia Raisi può sfruttare il voto per “accrescere la sua notorietà e ampliare la sua base di sostenitori”. L’esperto si dice quindi convinto che l’establishment “farà tutto quello in suo potere per evitare un esito contestato dei risultati elettorali”, come accadde nel 2009 con le proteste dell’Onda Verde, in quanto “teme che il cambio di regime a Teheran sia ancora una volta nell’agenda del governo Usa”. A prescindere poi dal risultato del voto di venerdì, prosegue l’esperto, la Repubblica islamica manterrà l’impegno preso sul suo programma nucleare. “L’Iran ha preso una decisione strategica nel rispettare l’accordo sul nucleare scaricando la responsabilità di romperlo sugli Usa”, conclude.