Ma se è tutta colpa del “Giglio” perché, alla fine, paga solo Schettino?

Tutta colpa del Giglio. Che è isola ed è fiore. Per il quale, e almeno per adesso, solo lo Schettino finì in galera. Nell’Italia degli spioni che incespicano sulle spiate e della responsabilità che è sempre di quell’altro più in la, il fatto che cuor di vaniglia di Schettino si sia consegnato alla galera suona come uno schiaffone assestato in faccia a tanti piru-piru della politica e dell’economia e della finanza. A chi lo fa sempre, ma non lo dice mai. E a chi scaglia con disinvoltura l’accusa e poi nasconde la mano. A chi, insomma, non paga mai né per errori né per incapacità né omissioni. Tutta colpa del Giglio. Che è isola ed è fiore. E che per quello Schettino sarà l’incubo delle sue prossime notti legato ad uno stupido inchino. Che, invece, per quegli altri sarà il marchio d’appartenenza che li potrebbe inguaiare. Per sempre. Tutta colpa del Giglio. Che è isola ed è fiore. E che ha dato e dà nome e sostanza ad uno storytelling trasportato dall’Arno: un Giglio che narrarono Magico e che adesso volge  più che mai al tragico. Senza dimenticare l’incipit, il principio di quel fiore che fu candore, democristiano simbolo d’amore e che la vulgata toscana sostituì alla banalità del cerchio. Tutta colpa del Giglio. Che è isola ed è fiore. E che ha fatto emergere, adesso, il rossore delle guance di Madonna Maria Elena. Lei, con quel pallore quasi irraggiungibile, ora avvelenata e vermiglia. Costretta a rintuzzare, a ribadire e ancora di più a spiegare quel che spiegare non si può. Per evitare che quanto c’è stato di magico sino a ieri non muti in tragico adesso. Che, in fondo, a pagare per una tragedia c’è già quello Schettino.