Trieste, esclusi dall’asilo quattro bimbi non vaccinati. Ecco come sono stati scoperti

L’amministrazione va avanti per la sua strada nella sua lotta contro chi si oppone al vaccino. Come da delibera già approvata, quattro bambini sono stati esclusi dalle scuole per l’infanzia comunali nell’anno scolastico 2017/2018 proprio per non essere stati vaccinati.  I “no vax” sono stati intercettati in queste settimane grazie ai meccanismi introdotti dal nuovo regolamento comunale che prevede l’obbligatorietà della profilassi: certificati, documenti, misure all’asp, questi gli strumenti per identificare i non vaccinati. 

Il Comune di Trieste conferma dunque la propria scelta di non ammettere i bimbi dagli 0 ai 6 anni nelle proprie strutture educative se non hanno effettuato il ciclo vaccinale. Secondo i dati forniti dall’amministrazione comunale triestina, i bambini accolti alla scuola prescelta per il prossimo anno scolastico sono 641, 174 sono in lista d’attesa ma rimangono 131 posti liberi in altre scuole comunali. Quattro i bimbi non accolti per non avere le dovute vaccinazioni mentre altri 19 sono stati accolti con riserva perché è stato assicurato l’impegno ad effettuarle entro il 31 ottobre di quest’anno. Il Comune di Trieste, nello scorso novembre, si era dotato di un apposito regolamento per vietare l’accesso ai servizi educativi comunali ai bambini senza vaccinazioni.

Il ricorso al Tar di due famiglie aveva visto era stato rigettato dal tribunale amministrativo e il Consiglio di Stato poche settimane fa ha rigettato a sua volta l’istanza di sospensiva contro la sentenza.  Il dato è significativo – afferma l’assessore ai servizi educativi del Comune di Trieste, Angela Brandi – perché dimostra che l’informazione da parte del Comune è stata capillare ed efficace, e pertanto, la novità introdotta per la prima volta dal regolamento è stata recepita con favore”.  «Siamo orgogliosi – aggiunge l’assessore – di essere stati il primo Comune in Italia a recepire le preoccupazioni del mondo medico e scientifico sul pericolo del ritorno di malattie che sembravano sconfitte, rendendo attuabile un obbligo che già esiste e tutelando in questo modo la salute della collettività».