Tecnè: per Macron hanno votato i garantiti, per Le Pen i vulnerabili

Il vero discrimine nelle elezioni presidenziali francesi è stato quello tra cittadini “garantiti”, che non temono capovolgimenti economici nella propria vita, e cittadini “vulnerabili”, esposti invece al vento del mercato. Categorie che hanno soppiantato del tutto, come già nell’esperienza americana, il voto di classe decidendo del futuro del Paese. E se Emmanuel Macron ha fatto incetta di voti tra i garantiti, Marine le Pen si è imposta tra i “vulnerabili”. È questo quanto emerge dall’analisi del voto francese effettuato da Tecnè, l’istituto di ricerca e di sondaggi d’opinione. È stato infatti quel 66% di “garantiti” che hanno optato per Emmanuel Macron, insieme a quel 34% che si sente invece “vulnerabile”, a incoronare l’ex ministro dell’economia francese. Mentre a Marine Le Pen sono affluiti oltre al 38% dei voti dei cittadini “garantiti”, il 62% di quelli che si sentono “vulnerabili”. “Il vero discrimine è proprio questo. Le classi sociali sono ormai al tramonto e lo dimostra il fatto che operai e imprenditori, che si considerano vulnerabili, si trovano a votare insieme”, dice Carlo Buttaroni di Tecnè.

Per Le Pen i giovani, per Macron gli anziani

Una lettura che trova conferma anche nell’analisi del voto per classe di età: secondo Tecnè infatti il 39% dei voti andati a Macron derivano da elettori over 60, presumibilmente pensionati e dunque “garantiti”, gli stessi crollano al 31% per Marine Le Pen che invece raccoglie il 46% di sì tra i 35-60enni. Anche i giudizi sulla situazione economica personale riportano a questa sorta di dicotomia. Per il 21% di quelli che hanno votato Macron la situazione è migliorata, per il 56% è rimasta uguale mentre per il 23% è peggiorata. Diversa la ripartizione per Le Pen: per il 15% dei suoi votanti la situazione è migliorata ma per il 48% è rimasta uguale mentre il 37% ne denuncia un peggioramento. Andando invece ad analizzare il voto per classe economica la ricerca evidenzia come il serbatoio maggiore di voti inespressi sia stato quello relativo ai “poveri”: il 37%, dice ancora Tecnè, non si è recato neppure alle urne contro il 33% del ceto medio ed il 31 dei benestanti.