Striscione choc: gli irriducibili della Lazio rivendicano. Ecco tutti i precedenti

Mentre la procura di Roma si accinge ad aprire un fascicolo per minacce aggravate sui manichini giallorossi appesi al Colosseo con relativo striscione, gli Irriducibili della Curva Nord rivendicano l’iniziativa: “Meravigliati e stupiti da tanta ottusità, dal sensazionalismo misto all’allarmismo che anima il giornalismo italiano”. Sulla loro pagina Fb, Elite romana, affermano “che il tutto va circoscritto nel sano sfottò che genera il derby capitolino. Nessuna minaccia a nessun giocatore della Roma, le bambole gonfiabili, rappresentano una metafora che vuole rimarcare lo stato depressivo in cui versano i tifosi e i giocatori dell’altra sponda del Tevere. Si tratta della continuazione e non della fine, di un sano sfottò che si protrae gia da tre Derby, l’invito alla luce accesa è per evitare che di notte gli incubi possano disturbare i loro sonni, come accade dal 26 Maggio 2013. Non riteniamo scusarci con nessuno in quanto, seppur di cattivo gusto per alcuni, rientra tutto nel sano diritto a deridere l’avversario calcistico di sempre. Questo comunicato nasce dall’esigenza di rispondere e tutelarci da una stampa attenta a strumentalizzare, allarmare e mistificare piuttosto che limitarsi ad fare un’informazione chiara e corretta… Arrivederci al prossimo incubo…. IRRIDUCIBILI LAZIO CURVA NORD”. 

La società della Roma non appare intenzionata a sporgere denuncia, stando a quanto scrive il Corriere dello Sport, appagata forse dalle numerose parole di condanna che sono giunte dalle istituzioni, dal sindaco Virginia Raggi a Luca Lotti, ministro dello Sport. Sfottò o minacce? Il gesto è intanto finito sotto i riflettori ma non si tratta di una novità. I precedenti esistono: due settimane fa un tifoso del Milan è finito sotto inchiesta per minacce di morte all’arbitro Davide Massa, mentre a Genova è in corso un procedimento per minacce di alcuni ultrà all’ex tecnico rossoblù Gianpiero Gasperini. Un mese fa minacce di morte sono arrivate anche al goleador del Leicester Jamie Vardy, accusato di essere fra gli ispiratori dell’esonero di Claudio Ranieri. Nel lontano 1996 a Verona fu ‘impiccato’ il manichino di Michael Ferrier, olandese di colore appena ingaggiato dagli scaligeri: non lo volevano perché nero.