Seul a Trump: “Non prendere iniziative senza il consenso della Corea del Sud”

Con la vittoria, ampiamente prevista dai sondaggi, di Moon Jae-in alle presidenziali torna a Seul la sunshine policy, la politica del dialogo con la Corea del Nord. Il 64enne avvocato per i diritti umani, alla guida del Partito Democratico, infatti è stato consigliere dei governi che fra il 1998 e il 2008 hanno portato avanti la sunshine policy per il dialogo con Pyongyang. E con la vittoria elettorale di oggi culmina un percorso politico iniziato quando era ancora studente, quando fu cacciato dall’università per il suo ruolo di attivista contro la dittatura dell’allora presidente Park Chung-Hee, padre della presidente presidente Park Geun-hye, la cui destituzione dello scorso marzo ha portato alle elezioni anticipate. Contrario al sistema di difesa antimissilistica Thaad, appena installato nel Paese dagli americani, Moon interpreta anche i sentimenti di quei sudcoreani che, pur non volendo rinunciare all’alleanza con Washington, vogliono però avere l’ultima parola sulla loro sicurezza nazionale. 
In uno degli ultimi dibattiti elettorali, Moon si era detto pronto, nell’ipotetica situazione in cui Washington fosse pronta a rispondere militarmente ad test nucleare nordcoreano, a chiamare Donald Trump per dirgli di non far nulla senza il consenso di Seul.

Con la vittoria di Moon arriva la “sunshine policy”

Fautore di una politica che combina dialogo con Pyongyang ma anche di una difesa militare più forte, Moon si dice comunque convinto che il presidente americano sia “molto più ragionevole di quanto si pensi”. “Sarò il presidente di tutti i sudcoreani”. Lo ha detto il candidato progressista che ha
vinto le elezioni presidenziali in Corea del Sud esultando, di fronte ai suoi sostenitori riuniti nella piazza Gwanghwamun di Seul, per “la grande vittoria di un grande popolo”. Anche se i risultati definitivi non sono stati annunciati, il 64enne avvocato dei diritti umani è salito sul palco per annunciare la vittoria dopo che tutte le proiezioni l’hanno dato in testa con vantaggio a due cifre ed i suoi avversari hanno riconosciuto la sconfitta. “Io costruirò una nuova nazione, una grande Corea, una Corea orgogliosa e sarò il presidente orgoglioso di una nazione così orgogliosa”, ha aggiunto nel suo discorso a Seul. Con lo scrutinio non
ancora completato, i dati diffusi dalla commissione elettorale Moon aveva ottenuto il 39,4% contro il 26,6% di Hong Jun Pyo, l’ex procuratore candidato del Partito conservatore della Libertà, che è arrivato secondo. Dati che vanno nella direzione della vittoria a valanga indicata dagli exit poll pubblicati subito dopo la chiusura delle urne, alle 8 di sera ora locale, che hanno dato a Moon il 41,4%, con 18 punti di vantaggio su Hong.