Serracchiani: «Lo stupro è più odioso se lo fa un profugo». La sinistra s’infuria

«La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuta da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese». A dirlo è stata la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, commentando lo stupro di una diciassettenne di Trieste compiuto da un iracheno di 26 anni, richiedente asilo. Una presa di posizione che ha attirato alla esponente del Pd critiche ferocissime.

Il comunicato postato sul sito della Regione

La Serracchiani, che ha affidato il suo punto di vista a un comunicato ufficiale, ha proseguito dicendo che «in casi come questi riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi». «Sono convinta – si leggeva ancora nella nota postata sul sito della Regione – che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza. Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare».

Per Left Serracchiani è «marcita»

Il commento, entrato in breve fra gli argomenti più discussi su Twitter, ha scatenato un putiferio, sia sui social sia negli ambienti della ortodossia di sinistra. Tra chi le ha dato della «populista» e chi l’ha accusata di «strizzare l’occhio all’elettorato leghista» fino a chi ha suggerito di «ricoverarla» perché distingue tra «stupri di serie A e di serie B», la governatrice del Friuli Venezia Giulia è stata letteralmente investita da una pioggia di accuse e insulti. «Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all’atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza», ha twittato poi Serracchiani, che però nel frattempo era stata bollata come «marcita» da Left. «Ha cambiato davvero il corso del Pd, ma verso il dirupo della destra mascherata», si legge in un articolo pubblicato sul sito della rivista, che si conclude con un appello accorato: «Vi prego. Davvero. Basta con queste giovani promesse marcite».