Scuola, presidi in rivolta: sciopero della fame e della sete dal 22 maggio

Marco Pannella non c’è più da un anno, ma resta ben viva la forma di lotta privilegiata dal leader radicale: lo sciopero della fame e della sete. A proclamarlo, però, non sono più o solo i militanti della Rosa nel pugno bensì insospettabili presidi e dirigenti scolastici ormai «esasperati» dalla distanza tra compiti sempre più gravosi e buste-paga sempre più leggere. La clamorosa protesta, indetta dal sindacato Dirigentiscuola (Disconf-Confedir) che raccoglie circa un migliaio di aderenti, scatterà dal 22 al 26 maggio prossimi, preceduta da un sit in e da un «incatenamento” davanti al ministero dell’Istruzione.

I presidi: troppi oneri e pochi onori

«Il nostro contratto – sottolinea il segretario nazionale Attilio Fratta – è scaduto nel 2010 e di rinnovarlo non se ne parla affatto». Le responsabilità dei presidi sono cresciute con l’introduzione della Buona-scuola, la contestatissima riforma voluta da Renzi. «Ormai – lamenta Fratta – abbiamo anche le brandine nella scuola Nei primi due anni di applicazione della riforma i presidi sono stati costretti a rinunciare anche alle ferie per mettere in pratica, in pieno agosto, la chiamata diretta». L’azione di protesta non si esaurirà nei quattro giorni di maggio. Ma gli aderenti al sindacato sono i primi a sapere che difficilmente le loro richieste saranno ascoltate. In ogni caso, la strada è tracciata e lo sciopero della fame e della sete sembra ormai irrevocabile.

Il leader Fratta: «prendiamo esempio dall’Anm»

Secondo il segretario nazionale Dirigentiscuola, infatti, non bastano più le tradizionali manifestazioni o le finte manifestazioni organizzate solo per calmare gli animi esasperati. «Occorrono – spiega ancora Fratta – azioni eclatanti e permanenti che coinvolgano tutta la categoria in attesa che venga recepito il messaggio da noi lanciato sin dalla prima ora». Il modello è il sindacato della magistratura. «Dobbiamo prendere esempio dell’Anm», è l’imperativo che passa di bocca in bocca. «Una categoria divisa in 40 sigle in continuo aumento, di cui sei rappresentative, risponde solo alla logica del divide et impera».