Saluto romano, le fake news di Repubblica per lanciare l’allarme eversione

La procura indaga per apologia di fascismo e manifestazione non autorizzata? Non basta. Per la commemorazione dei morti della Rsi avvenuta al cimitero Maggiore di Milano si dovrebbe indagare per reati di eversione. A suggerirlo, neanche troppo tra le righe, è Repubblica, con un articolo che parla di «deriva neonazista» e «prova muscolare» per «sfidare lo Stato». 

Dal saluto romano alla tesi del pericolo eversivo

La tesi del pezzo è che la cerimonia per ricordare i morti della Rsi sia stata non un episodio legato a una specifica circostanza commemorativa e condizionato dai divieti che erano stati imposti per il 25 aprile, ma il segno di uno stabile «ricompattamento della galassia dell’ultradestra italiana», con un «obiettivo strategico»: «Offrire una rappresentazione plastica – visibilissima – dell’attuale compattezza del blocco nero». «Se si sta alle fotografie che i camerati hanno postato in rete emerge uno spaccato ancora più complesso di quello finito sul tavolo della Procura, che indaga per apologia di fascismo», si legge nelle prime righe del pezzo, pubblicato il 6 maggio a firma di Paolo Berizzi. Benché non si parli mai esplicitamente di eversione, è chiaro che tutto nella tesi costruita per l’articolo punta in quella direzione. 

Costruire la trama nera

Per supportare questa tesi, però, il giornalista ha avuto bisogno di fare alcune forzature e una in particolare: presentare come centrale il ruolo di movimenti di carattere locale, che non avevano partecipato all’organizzazione della commemorazione, e assegnare loro un peso politico che non hanno neanche sulla scena milanese. I capi di questi movimenti vengono così piazzati in testa al corteo che ha percorso le vie del cimitero, indicati con tanto di descrizione della posizione e dell’abbigliamento. Anche se in quella posizione e con quell’abbigliamento c’è in realtà qualcun altro. La prima fila del corteo al cimitero era costituita esclusivamente da esponenti di CasaPound Italia e Lealtà Azione, i due movimenti che hanno organizzato la commemorazione. Ma che non erano funzionali alla tesi eversiva: sia CasaPound Italia sia Lealtà e Azione, da anni, partecipano alle elezioni con il proprio simbolo o con candidati indipendenti e hanno eletti nelle istituzioni. L’ipotesi che si tratti di movimenti che tramano contro la democrazia, insomma, non regge proprio.

Il precedente del bimbo che faceva il saluto romano

Certo, non si può escludere che collocare persone laddove non c’erano non sia una svista, un errore in buona fede o una disattenzione. Ma certo non è la prima volta che il cronista in questione e con lui Repubblica sollevano polveroni e allarmi sul pericolo fascista basandosi su fatti non verificati. Come quella volta in cui un suo “scoop” su un bambino di quattro anni che faceva il saluto romano all’asilo, senza che i genitori intervenissero, suscitò una indignazione generale a livello nazionale, salvo poi scoprire che si trattava di una bufala o, come usa dire adesso, di una fake news. Per quell’episodio Berizzi fu sanzionato dall’Ordine con un provvedimento di censura, per non aver convinto il collegio esaminante – si legge nel dispositivo – «di aver fatto tutto quanto è richiesto a un cronista diligente per verificare una notizia prima di pubblicarla».